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Natura in Lombardia: 6 mete per un tuffo nel paesaggio

Orchidee e piante di latitudini lontane ben acclimatate tra le rive dei laghi e le facciate neoclassiche. Lastroni di arenaria viola-argento su cui è incisa la Storia, una Cattedrale Vegetale che ispira riflessioni, fino alla wilderness dello Stelvio. La natura in Lombardia è meravigliosa. Scegli dove ascoltarla!

 

1. Cattedrale Vegetale
Una Cattedrale costruita secondo l’antica arte dell’intreccio, con picchetti, corde e legnetti di faggio. Un tempio contemporaneo realizzato a Lodi, lungo l’Adda. Lo aveva immaginato così Giuliano Mauri, esponente della Land Art: come una cortina di querce giovani sostenute da gabbie vegetali che avrebbero, con il tempo, lasciato lo spazio alle forme autentiche delle piante. Un’arte che lascia alla natura il triplice ruolo di ispiratrice, autrice e spettatrice. Destinata a trasformare una semplice radura in un punto di incontro che ispiri riflessioni sul paesaggio. Nel nome di 42 colonne, 1800 pali di abete e 600 rami di castagno.

 

2. Orto Botanico di Pavia
La sua Serra delle orchidee ospita, con amore, piante provenienti dalle Americhe e dall’Asia. Ce ne sono di tutte le forme e sfumature. Anche provenienti dall’Appennino pavese, quell’Oltrepo’ dedito non solo alla coltivazione dei vigneti. Colori a profusione anche nella Serra tropicale Tomaselli realizzata nel 1974, e nelle aiuole di piante autoctone della Pianura Lombarda. Ma il fulcro dell’Orto Botanico di Pavia, creato alla fine del XVIII secolo per motivi di studio e ricerca, è il grande platano piantato nel periodo della fondazione, custode di tutta la sua storia. Da non perdere.

 

3. Parco Nazionale dello Stelvio
Chi lo ha fatto a piedi o in bicicletta conosce l’infinito nastro di tornanti, cinti dai boschi, dalle praterie alpine e dalla nuda roccia, che conduce, nel versante lombardo, al valico dello Stelvio, il più alto d’Italia (2.757 m). Trekker e ciclisti devono all’ingegnere Carlo Donegani, incaricato, nei primi anni dell’800 da Francesco II d’Asburgo-Lorena, della progettazione della strada che doveva collegare Bormio alla Val Venosta. Con poco meno di 600 km2, il lombardo è il più vasto dei tre settori del Parco Nazionale, istituito nel 1935. Da esplorare con le escursioni guidate, i laboratori, le attività al Centro Visitatori di Valfurva. Da non perdere nei dintorni: la terra fuori dal tempo dell’Alta Valle del Braulio e l’escursione a cavallo intorno ai Laghi di Cancano.

 

4. Giardini di Villa Melzi d’Eril
Conoscete altri luoghi che raccolgono, senza alcun apparente contrasto, una cappella, un’edicola in stile moresco, statue egizie, un’orangerie diventata museo di reperti napoleonici, una villa del XIX secolo e un parterre di 800 metri di giardino? Siate pronti a sorprendervi all’arrivo alla neoclassica Villa Melzi d’Eril, a Bellagio, sul Lago di Como, costruita per Francesco Melzi d’Eril, vicepresidente della Repubblica instaurata in Italia da Napoleone. Letteralmente abbracciati alla sponda del lago sono i giardini, progettati da Luigi Canonica e Luigi Villoresi. Provate, con l’olfatto, a riconoscere, tra le tante piante esotiche, l’albero della canfora. Saranno le foglie a guidarvi. Apertura: marzo-ottobre.

 

5. Villa Reale di Monza
Il suo Roseto, progettato dagli architetti Francesco Clerici e Vittorio Faglia, in uno dei giardini formali della Residenza Arciducale di Monza, voluta da Maria Teresa d’Austria nel 1780, ha in dotazione una collezione permanente e una estemporanea, legata al Concorso Internazionale della Rosa che qui si svolge dal 1965 e che nel 1970 ebbe Grace di Monaco come madrina. Rampicanti o sul pergolato, le rose vivono all’interno di un Parco straordinario, con aceri, anemoni, biancospini, segnato da viali e sentieri dove si corre e passeggia tutto l’anno. E si possono anche noleggiare le biciclette per i bambini.

 

6. Parco delle Incisioni Rupestri
È arte o natura? Il Parco delle Incisioni Rupestri di Nacquane, a Capo di Monte, in Valle Camonica, è misteriosamente entrambe le cose. Le  200.000 incisioni, simboli e segni di origine neolitica, non esisterebbero senza questo paesaggio di rocce e lastroni, “tele” di pietra arenaria grigio-violacea, 104 in tutto, levigate dall’azione dei ghiacciai e incise con strumenti a punta. L’area è protetta come Parco, il primo in Italia ad aver ricevuto il riconoscimento di Patrimonio Unesco.

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Photo Villa Melzi d’Eril | Adobe Stock

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