Ho trovato 1589 risultati per salò

Con la funivia ai piani d'Erna, la ferrata e il Magnodeno

Un itinerario ad anello per esperti attrezzati, che regala meravigliosi panorami, i paesaggi che si aprono davanti agli occhi sono da incanto, dalle montagne la vista spazia sul lago e su Lecco. Per raggiungere le creste della costa della Giumenta, nel Lecchese, saliamo ai Piani d’Erna (1.329 m) con la comoda funivia dalla località Versasio, in via Prealpi 34 a Lecco (602 m). Oppure, a piedi si può percorrere il sentiero 1 che parte dal piazzale antistante l’impianto. Giunti in quota, presa la strada che porta alla parte bassa dei piani, si trova il cartello che indica il sentiero 5 diretto al passo del Fò (1.296 m). In meno di un’ora si arriva al valico, dove troviamo la capanna sociale Giacomo Ghislandi del Cai di Calolziocorte, gestita dagli alpini. Volendo, con una piccola deviazione di dieci minuti si può raggiungere il rifugio Alpinisti Monzesi (1.170 m), o Capanna Monza, piegando a sinistra in direzione di Erve. In tal caso bisogna poi tornare al passo e seguire il sentiero che conduce al monte Magnodeno. Poco più avanti troviamo un bivio che ci consente di scegliere se giungere a destinazione percorrendo il sentiero attrezzato, o evitare la parte difficile stando a quota più moderata. Il panoramico sentiero in cresta è per escursionisti esperti ed è consigliata l’attrezzatura da ferrata. Con una serie spettacolare di saliscendi, effettuabili con relativa semplicità grazie all’abbondante presenza di catene, si giunge dopo circa 30 minuti alla croce che segna il punto più alto: la cima del Fò, a 1.348 metri. Da lì il sentiero prosegue per un’altra mezzoretta con le stesse caratteristiche, fino a giungere a una fontanella ristoratrice che indica la fine del tratto attrezzato. Con qualche altro minuto di camminata nel bosco si arriva finalmente al monte Magnodeno, del quale è possibile con poco sforzo raggiungere la cima (1.234 m). Cerchiamo le indicazioni che conducono alla località Grassi Lunghi, dove ci si può dissetare a una bella fonte. In poco tempo si torna al piazzale della funivia, direttamente, od optando per una deviazione al rifugio Antonio Stoppani (890 m). - Ph: Matteo Zanga
Con la funivia ai piani d'Erna, la ferrata e il Magnodeno

Il sentiero delle espressioni

Il Sentiero delle Espressioni, è nato dalla collaborazione tra ERSAF, il Comune di Schignano, in provincia di Como e soprattutto gli artisti dell'Associazione la M.A.S.C.H.E.R.A. Maschera Artisti SCHignanesi e Estimatori Ricercatori Associati, grazie ad un progetto che coniuga ambiente forestale, arte e turismo. Schignano è famoso per il suo folcloristico carnevale con maschere tipiche, tra le principali sono conosciute quella del Bello detto Bel e quella del Brutto detto il Brut. La maschera del Bello ha il volto di un ricco padrone altezzoso con lineamenti eleganti, mentre la maschera del Brutto ha il viso di un povero contadino o migrante e ha un aspetto decisamente grottesco. Il sentiero conduce il visitatore alla scoperta di altri volti, si cammina tra una maschera dopo l'altra, in un piacevole percorso nella Foresta Regionale Valle Intelvi che ospita boschi cedui di faggio, con lembi di castagneto da frutto e rimboschimenti artificiali con netta prevalenza di Abete rosso, a cui si associano i popolamenti di neoformazione caratterizzati dalla betulla, l’acero di monte e il sorbo montano, che si sono insediati ai margini dei pascoli. Gli abili intagliatori di legno hanno dato vita, con sgorbie e scalpelli, a forme d'arte nel bosco: le cortecce e i tronchi degli alberi sono così diventati espressioni di allegria e di sorpresa, simboli di saggezza e di paternità, volti intensi ed emozionanti. La parte tra la Colma di Binate e il Sasso Gordona è dedicata a chi ha vissuto la Grande Guerra e le trincee. Il periodo migliore per effettuare il percorso è quello che va da maggio a ottobre, l’autunno è di certo il più colorato e suggestivo, è adatto a tutti, anche a famiglie con bambini piccoli ma non con passeggini. Per accedere e percorrere il sentiero, è consigliato lasciare il proprio mezzo di trasporto nel parcheggio pubblico di via Rosa del Sasso nel Comune di Schignano, di fronte ad una casa diroccata inizia la segnaletica. Farsi una scorta d’acqua può essere utile nel periodi più caldi, in quanto non sono presenti fontanelle fino all’Agriturismo Pratolina e oltre, fino al Rifugio Prabello. Da via Rosa del Sasso si sale fino all’Alpe Nava, dove sono presenti numerosi cartelli con la descrizione della numerazione delle sculture e le indicazioni da seguire. Si risale fino all’Agriturismo Pratolina e da li fino al Monte Comana (piccola deviazione per ammirare la vista sul Lago di Como ed una bellissima opera) poi si prosegue fino alla Colma di Binate e da qui fino al Rifugio Prabello (per chi volesse al Sasso Gordona). L’esposizione delle maschere termina alla Conca di Schignano dove inizia il sentiero delle trincee fino al Sasso Gordona. - Ph: Gianluca Mammone
Il sentiero delle espressioni

Vigevano, città ducale

Nel cuore della Lomellina, la patria del riso carnaroli, alla scoperta della città di Vigevano.
https://laprovinciapavese.gelocal.it/

Sci di fondo in Lombardia

Se amate la montagna e volete sperimentare qualcosa di alternativo alle discipline di discesa, perché non provare lo sci di fondo?
Sci di fondo in Lombardia - @inLombardia

Passeggiando nelle Orobie

Facili passeggiate nelle Orobie per riequilibrare mente e corpo

Il tour virtuale del Santuario di Ardesio

Meta di pellegrinaggi e cammini ma anche luogo da visitare per le opere artistiche in esso custodite, il Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio è visitabile anche da lontano, grazie al tour virtuale interattivo sviluppato nel 2017 per promuovere il Santuario, importante esempio di arte barocca in Val Seriana. Dall'home page del sito di Vivi Ardesio è possibile immergersi nella visita al Santuario e passeggiare anche per le viuzze del centro storico di Ardesio.  Ardesio, è un piccolo borgo che sorge ai piedi delle Prealpi Orobiche. Nel cuore dell'abitato sorge maestoso il Santuario dedicato alla Beata Vergine, edificato dove il 23 giugno 1607 vi fu la miracolosa apprizione della Madonna.  Il tour virtuale permette di "passeggiare" al suo interno stando comodamente seduti davanti ad un computer oppure utilizzando un visore per la realtà virtuale.  Il tour è stato sviluppato dal fotografo Piero Annoni ed è implementato con informazioni  che arricchiscono la visita. Il tour porta alla scoperta del Santuario, permettendo la visita non solo dei luoghi più noti ma anche di quelli a cui spesso non si può accedere. Ecco quindi che oltre a passeggiare lungo la navata di potrà salire sull’altare e osservare da vicino il quattrocentesco affresco della Stanza dei Santi realizzato da Giacomo Busca e davanti al quale apparve la Beata Vergine, si potrà entrare nella Sacrestia e osservare da vicino l’organo di Giovanni Rogantino di Morbegno (Sondrio), del 1636. Spettacolare poi la vista dall'alto del campanile.  Qui il link al tour virtuale.    L'Apparizione Il 23 Giugno del 1607 Maria e Caterina Salera, due sorelline di 11 e 9 anni, si chiusero in una delle stanze della loro casa, la Stanza dei Santi, per pregare affinché cessasse il forte temporale che si stava abbattendo su Ardesio. Durante la loro Preghiera la stanza si riempì di luce, e dinnanzi a loro apparve la Madonna in trono con in braccio il Bambino.; in quel momento il cielo si rasserenò.  Il 24 giugno del 1608 venne posta la prima pietra per la costruzione del Santuario che fu terminato 83 anni dopo. Ogni anno il 23 giugno ricorre la festività dell'Apparizione . 
Santuario Madonna delle Grazie di Ardesio

Val Sanguigno e il Rifugio Gianpace

Il sentiero amico dell’acqua

La Via dei Vasi

Sulle tracce dell’antico acquedotto

Cattedrale e Torrazzo

Un orologio astronomico, pitture di pregio, una vista stupenda sulla città. La Cattedrale e il Torrazzo sono i simboli di Cremona
Cattedrale di Cremona @inlombardia

Cotechino pavese

Una delizia della tradizione contadina
Cotechino pavese

Villanterio

Villanterio si trova nel Basso Pavese orientale, esteso sulle due rive del Lambro meridionale, ai confini con la provincia di Lodi.   Le origini di Villanterio risalgono all'epoca romana, ma è nel Medioevo che il borgo acquisisce importanza strategica. Dominato per secoli da diverse signorie, tra cui i Visconti e gli Sforza, conserva ancora tracce del suo passato nei suoi edifici storici. Tra questi spicca il Castello di Villanterio, un tempo fortificazione difensiva e oggi trasformato in residenza privata. Palazzo Rizzi venne costruito fra il 1540 ed il 1547 da Giovanni Angelo Rizzi, segretario di camera del Duca di Milano Francesco II Sforza e cancelliere del consiglio segreto di Milano. Egli acquistò nel 1538 dalla camera imperiale di Carlo V la giurisdizione feudale di Villanterio. A quel tempo l’antico Castello era frazionato fra alcune famiglie nobiliari, così il Rizzi comprò dai vari nobili tutte le piccole porzioni di castello. Il piano nobile del Palazzo era suddiviso internamente con un grande Salone e cinque sale consecutive. Tutti i locali erano coperti da volte a lunette affrescate, il cui ciclo pittorico straordinario proseguiva anche lungo le pareti. L’ultimo dei Rizzi lo lasciò in eredità al conte Galeazzo Attendolo Bolognini (1667). Da allora iniziò la decadenza e il Palazzo venne declassato ad abitazione di fittavoli. Nel 1876 il Comune di Villanterio lo acquistò dai Bolognini per adibirlo a scuola elementare, uffici municipali ed alloggio del segretario comunale. (Fonte FAI Fondo Ambiente Italiano)  "Amena è la giacitura di questo borgo, cinto da floride campagne e rigato dal fiumicello Lambro che lo attraversa con grazioso serpeggiamento; le casette poi che lo compongono, acconciamente distribuite sui vari rialzi del suolo a guisa di collinette, conferiscono molto a dargli un ridentissimo aspetto. S’incontra Villanterio a metà circa della strada che da Pavia per S. Angelo, conduce alla città di Lodi"   Così, nel suo libretto “VILLANTERIO- CENNI STORICI E STATISTICI” il Dott. Carlo dell’Acqua, nel 1874, inizia a parlare di questo piccolo borgo.

Da Montalto Pavese al Lago Trebecco

Un lungo itinerario con continui saliscendi che da Montalto Pavese sale al Belvedere per poi passare da Montù Berchielli, Pometo, Passo del Carmine, Ruino e giugere infine al Lago Trebecco in provincia di Piacenza. SEGNALETICA: 201 Montalto Pavese si trova nella fascia bassa della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, a sud di Pavia, situato sulla valle del torrente Ghiaia. Viene denominato la “regina dell’Oltrepò Pavese” per la sua posizione dominante sulle prime colline sopra Casteggio, il bel castello con il giardino all’italiana e per la sua produzione vinicola. La località Belvedere, sita sulla cresta di una collina e soggetta a forti venti, è meta di numerosi turisti e appassionati di parapendio e aeromodellismo. Poco dopo il Belvedere incotrerete, seguendo l'indicazione della bicicletta gialla che porta all'incofondibile Big Bench di Montalto Pavese, dalla quale ammirare un panorama moffazafiato sulle colline circostanti. Superata la panchina gigante, dalla quale si potrà osservare il castello di Montalto Pavese, si entra in una zona selvaggia priva di alberi  dove si potranno con un po’ di fortuna si potranno incontrare dei caprioli. L'itinerario prosegue su e giù per colli e vigneti sino al Passo del Carmine a circa 600 m s.l.m. nel comune di Colli Verdi, un importante crocevia, essendo all'inizio di alcune valli. Il passo del Carmine rappresenta inoltre un altro importante confine, tra l'Oltrepò montano, e quello vitivinicolo, il primo situato a sud del valico e il secondo a nord. Dal passo, si procede verso Ruino, facente parte dei possedimenti del Monastero di San Colombano in età longobarda, per poi scendere direttamente nella val Tidone, in esatta corrispondenza con la Diga del Molato che forma il lago di Trebecco. La Diga del Molato, realizzata tra il 1921 e il 1928 è situata in quella parte della provincia di Piacenza dove la Val Tidone si apre verso la Pianura Padana e fa da sbarramento al torrente Tidone stesso, dando luogo al bacino di compensazione noto come Lago di Trebecco che ha un volume utile di 8 milioni di m3 d’acqua.