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Al Pradaccio per il Rif. Stella Alpina

A Santa Caterina di Valfurva ci troviamo a risalire la strada innevata su pendenze alterne, ma sempre dolci. Superando alcuni caratteristici gruppi di baite con la candida neve violata solamente dalle numerose orme di cervo, che nelle ore notturne scendono a bere al torrente. Si procede ora ai margini del bosco, con il silenzio interrotto solo dal volo di qualche nocciolaia, fino a raggiungere l'area pic nic estiva. Dopo un tratto in leggera salita incontriamo due tornanti che ci permettono di variare la prospettiva e dopo un ultimo tratto in falsopiano ecco stagliarsi innanzi a noi il Rifugio Stella Alpina. Pochi metri oltre il rifugio, sulla sinistra, parte la strada forestale che conduce alle baite di Pradaccio. Inizialmente procediamo immersi nel bosco tra abeti e pini cembri, per poi ritrovarci tra le radure prative delle baite di Pradaccio di Sotto. Risaliamo i prati innevati su pendenza ora più sostenuta e la vista delle baite di Pradaccio di Sopra, il nostro punto di arrivo, ci annuncia la imminente fine delle nostre fatiche. Qui il panorama diventa assai più ampio, dominato dalla mole della parete Nord del pizzo Tresero (3594 m) a Sud, dalle cime del Ghiacciaio dei Forni a Est e dal monte Sobretta a Ovest. La strada dei Forni che conduce in poco più di 4 km al Rifugio Forni, passando dopo 3 km dal Rifugio Stella Alpina, viene tenuta pulita solitamente fino ad autunno per poi rimanere innevata, e battuta normalmente dal gatto delle nevi fino a fine Febbraio quando avviene lo sgombero in previsione della sua riapertura al traffico veicolare che avviene di solito il primo week end di Marzo.
Al Pradaccio per il Rif. Stella Alpina

Nel cuore del triangolo lariano

Nel cuore del triangolo lariano si può vivere, in famiglia o tra amici poco allenati, una tranquilla passeggiata in leggera salita serpeggiante tra magnifici faggi e radure in mezzo a castagni e betulle. Basta raggiungere la località Campoè, una frazione di Caglio in provincia di Como, percorrendo la provinciale 44 in direzione Ghisallo, dirigersi verso Rezzago e seguire le indicazioni. Si lascia la macchina al parcheggio sterrato una volta superato il santuario dove è consigliata una visita. Si prosegue a piedi lungo la strada girando verso sinistra, si oltrepassa il ristorante pizzeria “Chalet” fino ad arrivare all’inizio di un selciato di facile percorrenza. In poco tempo si arriva in mezzo a un castagneto attrezzato con tavoli e panche sulla sinistra, mentre alla destra, nella boscaglia, vi è un percorso avventura per giovani e ragazzi.Seguendo sempre il sentiero selciato, si giunge alla selva di Rezzago. Scendendo lungo il caratteristico sentiero si arriva ad una radura dove ci si può riposare grazie a panche e tavoli di legno. Proseguendo oltre, giunti ad un piccolo santuario in pietra, il selciato lascia posto ad una strada asfaltata sulla sinistra e uno sterrato a destra, ed è quest’ultimo che bisogna prendere, proseguendo in mezzo ai castagni, per giungere all’ultima meta del percorso, ovvero l’agriturismo Cassina Enco. Prima di raggiungere l’agriturismo, si può visitare il primo dei due caratteristici “Funghi di Rezzago”, si trovano i cartelli lungo il sentiero per una piccola deviazione verso sinistra oltre il castagneto. - Ph: Raffaele Redaelli
Nel cuore del triangolo lariano

Verso Pian d’Erba lungo il Sentiero Botanico

Snodandosi ai piedi delle Prealpi del Triangolo Lariano, questo percorso vi porterà alla scoperta del paesaggio boschivo di questa zona.   Anche questo itinerario fa parte del progetto InTERRACED-net che ha permesso di recuperare e valorizzare aree di interesse ambientale e paesaggistico altrimenti trascurate. Il tracciato parte dall’abitato di Brienno, a quota 209 m s.l.m., per raggiungere la loc. Pian d’Erba, al confine con il comune di Schignano, a quota 1105 m s.l.m. Risale le pendici del versante attraversando ripide valli e collegando numerosi nuclei rurali montani, ormai da tempo abbandonati. Probabilmente in funzione della sua grande importanza e dell’impervietà del territorio in cui si sviluppa, il percorso è quasi interamente selciato e contraddistinto da importanti opere di muri a secco, fondamentali per gli attraversamenti più accidentati e i tratti più pericolosi. Il contesto ambientale è rappresentato da un versante boscoso che risale verso la colma d Binate dove dominano i boschi di carpino che, a quote superiori, vengono sostituiti dai boschi di faggio.Il percorso proposto, comunemente chiamato Sentiero Botanico, originariamente era la mulattiera che dall’abitato di Brienno permetteva di raggiungere l’Alpe comunale in località Prà del la Curt e che oggi prosegue fino alla località Pian d’Erba attraversando la proprietà Boyle di Putifigari. L’itinerario prende il via dalla via Regina, di fronte alla sede del comune, sull’angolo del Circolo A.C.I.S. Da qui si salgono i gradini seguendo le indicazioni della tabella direzionale CAI verso Samaina. La scalinata si snoda tra le case risalendo il versante: la giusta direzione è segnalata da segnavia rossi e bianchi con indicato il numero 1. Uscendo dalla zona abitata si incontra un primo incrocio adeguatamente segnalato e con le indicazioni per il sentiero botanico. Imboccando la direzione opposta, verso Palaina, a pochi metri si incontra l’oliveto comunale, recuperato nell’ambito di interventi promossi dall’amministrazione comunale di Brienno e dal Consorzio Forestale Lario Intelvese all’interno del PROGRAMMA DI COOPERAZIONE INTERREG V – A ITALIA SVIZZERA 2014-2020 “InTERRACED – NET - Strategie integrate e reti per la conservazione e la valorizzazione del paesaggio terrazzato transfrontaliero” (Id. 472084). Il sentiero, un selciato ben conservato, risale rapidamente il versante incontrando numerose deviazioni che conducono ai numerosi fabbricati non ancora crollati di “Giumanell” e “Salmaju”. Facendo attenzione per seguire il segnavia si arriva in prossimità della cappellina votiva di Sant’Antonio Abate. Qui si incontra un altro importante incrocio, opportunamente segnalato con tabelle direzionali CAI, dove bisogna continuare a risalire il versante imboccando la decisa salita e abbandonando la direzione dei vicini “Monti Carpina”. Il sentiero si addentra in un bosco di carpino e castagno, un ambiente decisamente forestale rispetto al precedente, anche se molto degradato per la presenza di numerosi schianti. Anche la mulattiera, ancora contraddistinta da fondo in selciato e gradini in pietra si presenta molto danneggiata, ma non per questo meno interessante. Continua la salita intervallata dall’attraversamento di numerosi valletti molto ripidi, fino ad un tratto in cui la pendenza aumenta decisamente e la mulattiera si trasforma in una massiccia scalinata in pietra sospesa nel bosco. E’ la cosi detta “Scala Santa” che conduce alla località “Costa Tuasa”, contrassegnata dalla presenza di un fabbricato completamente diroccato, che termina dopo poche decine di metri quando il sentiero spiana ed inizia un tratto quasi pianeggiante che conduce alla località “Turbola”. La località è contraddistinta dalla presenza di un complesso di fabbricati purtroppo completamente diroccati tra cui l’omonima “Sorgente Turbola”. L’itinerario prosegue riprendendo a salire dapprima gradualmente e quindi decisamente, contemporaneamente cambia il contesto forestale, che si trasforma per la presenza sempre più dominante della faggeta. Con il cambio della tipologia di bosco aumenta decisamente la presenza di schianti e sradicamenti di intere ceppaie di piante che in alcuni casi interessano direttamente il sentiero. Con attenzione e grazie agli interventi di ripristino però non si perde la direzione fino a raggiungere la località “Pra de la Curt” dove è segnalato l’Alpe comunale ormai ridotto ad un rudere difficilmente riconoscibile. In questo ultimo tratto sono cambiate anche le caratteristiche del sentiero, non più caratterizzato dall presenza di selciato e gradini in pietra, ma da un fondo prevalentemente in terra battuta, la cui traccia in alcuni casi rischia di perdersi sotto il deposito dell’abbondante lettiera indecomposta della faggeta. Siamo all’ultimo strappo che conduce al culmine della salita fino alla loc. Pian d’Erba. Siamo giunti al termine del nostro itinerario e ci troviamo sulla dorsale che collega il Monte Comana con il Monte Binate, lungo il cui asse si sviluppa il “Sentiero delle Espressioni”. Siamo anche sulla soglia della Forestale Demaniale Valle Intelvi gestita dall’Ersaf e a circa 20 minuti di cammino dall’Agriturismo Alpe Comana dove, durante la stagione primaverile/estiva è possibile trovare ristoro.
Verso Pian d’Erba lungo il Sentiero Botanico

Itinerario delle Oasi

Un’avventura cicloescursionistica che invita a scoprire la bellezza e la ricchezza naturalistica della Lomellina e del Pavese.
Un tour tra le campagne del pavese

Castelli Mantova

Il Mincio segnò per secoli il confine di importanti possedimenti. Il paesaggio venne caratterizzato da nuovi castelli in luoghi chiave
www.mantovaducale.beniculturali.it

Le piste più belle della Valle Camonica

Focus sui migliori tracciati sciistici delle località di montagna raggiungibili in meno di due ore di viaggio da Brescia
Le piste più belle della Valle Camonica - sciare

Rifugio Alpe Corte

Un rifugio adatto a tutti.
Rifugio Alpe Corte

La Via degli Abati

Conosciuta anche come l’itinerario francigeno di montagna da Pavia a Pontremoli

Via Mercatorum

La Via Mercatorum è un percorso montano che, per direzioni traverse, univa Bergamo e la Val Seriana con l'alta Val Brembana e con i valichi orobici.    La sua origine e anche la sua denominazione non è sempre comprovata dalle fonti antiche. Si tramanda però la tradizione di una via utilizzata dai mercanti - da cui il nome - e ancor più dai pastori transumanti fra le valli della Bergamasca. Alcuni autori spiegano la densità dei percorsi in questa parte delle vallate orobiche con la rilevanza che ebbero Dossena, centro minerario e pieve cristiana con vaste pertinenze, e Serina, capoluogo della Quadra di Valle Brembana superiore sotto Venezia, e del XX Distretto del Dipartimento del Serio, sotto Napoleone.  Vi convergevano strade da soma che non rispondevano esattamente al criterio apparentemente più semplice, quello cioè di scendere o risalire una vallata lungo il suo corso d'acqua, bensì di travalicare le montagne senza preoccuparsi delle lunghe e faticose ascese.  Per questo possiamo parlare di una via 'traversa', che consentiva però ai mercanti di raggiungere anche i borghi più lontani, anch'essi bisognosi di forniture, di scambi e commerci: il sale, lo zucchero, il vino, i semi, i teli di cotone, gli arnesi da lavoro e da caccia ecc... (Immagine di copertina: itinerari.bergamo.it)

Montecampione e Maniva

Montecampione si trova nel cuore della bassa Valle Camonica ed è una terrazza panoramica naturale sul lago d’Iseo che offre agli sciatori 20 piste, lunghe in totale 30 chilometri e che si snodano fino ad un’altezza di 2.000 metri. Gli 11 impianti di risalita partono direttamente dai complessi residenziali di Montecampione a quota 1.200 e si snodano fino al Residence Le Baite a quota 1800 m. Nella stagione invernale 2024-2025 sono attivi solamente gli impianti Baite, Larice e tappeto, a quota 1800 e Gardena, a quota 1200. Un’altra ski area perfetta per le famiglie e chi vuol sciare senza preoccupazioni è Maniva Ski: 17 tracciati, 40 chilometri di estensione, servite da 8 impianti, tra i quali la panoramica seggiovia Dasdana, che sale fino a 2.100 metri e regala una bellissima visuale che spazia dal Lago di Garda alla catena del Rosa. Sul Monte Maniva i must per gli sciatori provetti sono il tracciato della seggiovia Barard con i continui cambi di pendenza e che corre dentro e fuori i boschi e la pista storica Zocchi, una discesa che fa “toccare con mano” la bellezza della natura. Fuoripista non troppo impegnativi, ma panoramici, piste per gli snowboard, la pista per bob e slitte e trekking con le ciaspole ai piedi completano il divertimento sulla neve. - immagine di copertina: montecampioneskiarea.it
Montecampione e Maniva - immagine di copertina: Montecampioneskiarea.it

Cremona e la rete EastLombardy

Cremona e la sua dolcezza sono più vicine di quanto pensi
Marubini

Cipolla Rossa di Breme

Della Cipolla Rossa di Breme si hanno notizie che risalgono al X secolo, all’epoca della fondazione della celebre abbazia che nei secoli successivi divenne una tra le più importanti d'Europa.
Cipolla rossa di Breme