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San Simone in MTB

Itinerario di grande interesse per l’ambiente di alta montagna in cui corre. Permette di visitare luoghi conosciuti, solitari, selvaggi e poco frequentati, specialmente su due ruote. Adatto a esperti. Un itinerario che dal paese di Valleve conduce fin sul passo di Tartano, transitando per la assai panoramica conca di San Simone. Il tracciato è vario, partendo con una ripida strada asfaltata, passando a una tranquilla e pedalabile carrabile sterrata e finendo infine su sentieri dove solo i più abili riusciranno a rimanere in sella!Dal parcheggio vicino alla chiesa di Valleve si inizia subito in salita, passando per il paese di Cambrembo e arrivando alla partenza degli impianti di San Simone, da dove si abbandona la striscia d’asfalto per iniziare ad assaporare un po’ di fuoristrada. L’inizio è però tranquillo, su pendenze modeste, una larga carreggiata e un ancor più ampio panorama su tutte le montagne della conca, dal monte Cavallo alla cima di Lemma.Il tratto finale del sentiero per arrivare al passo Tartano diviene invece assai tecnico, costringendo i più a scendere di sella per alcuni tratti. L’arrivo però ripagherà di tutti gli sforzi: alla bellezza della natura d’alta quota s’unisce il fascino della storia, con i ben conservati resti delle trincee della Linea Cadorna, scavate durante la Prima Guerra Mondiale. Ma ovviamente il divertimento migliore resta la discesa! Dopo un primo pezzo sulla carrabile militare, le cose si fanno più tecniche e difficili imboccando una traccia lungo la dorsale erbosa. Il sentiero scende sfiorando vecchie recinzioni di sassi e scavalcando ruscelli, alternando difficoltà e pezzi più rilassanti. E tutto, tranne per brevi tratti, rimando su sentieri e carrabili, evitando il più possibile le strade asfaltate. Buona pedalata e buon divertimento!    
San Simone in MTB

Da Marone a Sulzano

Percorso in bici sul Sebino, versante bresciano
Da Marone a Sulzano

Dal Rifugio Cà San Marco a Foppolo

Dal rifugio Ca' San Marco, in corrispondenza del solido paravalanghe, si percorre un tratto di mulattiera dell’antica Priula, che con alcuni tornanti sale fino al Passo San Marco (1.992 m, 30’ dalla partenza).   Raggiunto il passo, caratterizzato da un grande omino in pietra e da un altare realizzato dagli alpini, si percorre per circa 150 metri la strada asfaltata sul versante valtellinese. Incontrata la deviazione si abbandona la strada che scende verso Morbegno e si prosegue lungo il sentiero, indicato con frequenti segnavia, in direzione del Monte Fioraro. Si continua lungo le pendici settentrionali del Pizzo Segade, sulla testata della Valle d’Orta e, raggiunto lo stretto crinale, lo si percorre per alcuni minuti fino a una forcella (2.070 m, 1h dalla partenza). La cresta spartiacque ci regala una magnifica veduta aerea del rifugio Madonna delle Nevi, verso il quale punteremo, prestando molta attenzione, abbassandoci lungo un breve, ma ripido, canalino, quindi, a mezza costa, proseguiremo attraverso le pendici del monte Fioraro. Raggiunta la solitaria baita degli Agnelli (1.990 m), si prosegue attraverso l’Alpe Fioraro e oltrepassata, senza raggiungerla, la baita Colomber, lungo un avvallamento, si perviene al passo della Porta (2.028 m) dove, poco oltre, s’incontra la baita Piano (2.018 m). Si attraversano i pascoli dell’Alpe Azzaredo, caratterizzati dalla presenza di numerose recinzioni in pietra che testimoniano il duro lavoro svolto in passato dai mandriani. Poco più in alto si nota un dominante “ometto” di sassi realizzato per conto dell’IGM durante l’effettuazione di rilievi topografici. Un centinaio di metri più in basso appare il bivacco Zamboni di proprietà dell’ERSAF, gestito dal CAI di Piazza Brembana e sempre aperto. Proseguendo in lieve discesa, al limite di un’incantevole spianata, si scorgono le baite Azzarini, si attraversa un torrente e, raggiunto il ripido fianco del lungo crinale del monte Azzaredo, lo si supera lungo alcuni tornanti (2.090 m circa). Si prosegue per ripida discesa fino a giungere nei pressi della baita di Piedevalle (1.994 m). Continuando si percorre l’agevole mulattiera, lungo i fianchi del Pizzo Rotondo, e si supera il piccolissimo lago di Cavizzola, punto d’incontro con il sentiero che sale da Madonna delle Nevi. Si prosegue per pascolo, lasciandoci guidare dai segnavia, fino a raggiungere l’ennesimo caratteristico recinto in pietre e la baita Cascinetto dei Siltri (1.973 m) da cui, con un ultimo sforzo, si perviene alla Forcella Rossa  (2.055 m), da dove è possibile ammirare l’intera conca di San Simone. Dalla bocchetta si scende dirigendosi sulla sinistra lungo un breve canale erboso, si divalla a mezza costa fino a giungere nelle vicinanze di una pozza d’acqua poi, piegando a sinistra, si scende in direzione dello sterrato che si tocca nei pressi di un acquedotto (4h dalla partenza). Si prosegue in direzione del piccolo agglomerato di caratteristiche baite indicate come Baitone (1.854 m). Superato il nucleo rurale, la carrareccia si riduce a buon sentiero che, dopo un primo tratto in leggera discesa, prosegue in piano a mezza costa offrendo un’aerea veduta sulla Valle delle Saline, mentre sull’opposto versante è visibile il monte Arete e, più alto, sulla sinistra, il monte Valegino. Si contornano così, con percorso pianeggiante, le ripide scarpate della Cima di Lemma, fino a entrare nell’ampio vallone pascolivo. Si segue in salita fino a superare la baita delle Saline, dove all’estremità dei resti della stalla è stata realizzata una copertura arredata con un tavolo e relative panche per una meritata pausa all’ombra. Risalito l’ultimo tratto di pascolo si raggiunge il passo di Tartano  (2.108 m, 5h 15’ dalla partenza) caratterizzato da una slanciata croce in ferro; nei pressi sono visibili interessanti resti di numerose trincee (linea Cadorna), recentemente sistemate a cura della Comunità Montana. Ignorato il sentiero che scende sul versante valtellinese, si continua sulla destra lungo il costone erboso, ora segnalato con il segnavia n°201, che offre un magnifico colpo d’occhio sulla Val Lunga e, disposti a quote diverse, sui laghi di Porcile, vere perle color turchese. Lungo i pendii della Val Lunga, tributaria con la Val Corta della Valle di Tartano, si scorgono parecchie baite con i tipici recinti in pietra. Percorso il breve tratto di costa, dove si osservano i resti di appostamenti di mitraglia ancora ben conservati, con alcuni ripidi tornanti si discende lungo il versante valtellinese, in direzione dei laghi di Porcile. Successivamente, percorso un tratto piano lungo le pendici del monte Valegino, prestando attenzione ai numerosi segnavia posti sui grossi massi, si attraversa fino a raggiungere il più alto dei tre caratteristici laghetti (2.095 m) di origine glaciale. Costeggiata la sponda sinistra del lago e, superata una vecchia baita d’alpeggio, si va avanti spostandosi sulla sinistra del vallone, evitando i grossi massi detritici visibili sulla destra, quindi, con un tratto in diagonale, si avanza fino a raggiungere il passo di Porcile (2.290 m, 6h 15’ dalla partenza). Il passo, un’ampia insellatura posta fra i monti Valegino e Cadelle, mette in comunicazione la Valle di Tartano con Foppolo. Volgendo a sinistra si percorrono una trentina di metri circa per poi scendere decisi lungo il pendio, fino al punto in cui il sentiero continua a mezza costa in direzione di una baita. Si continua a scendere fino a un caratteristico pianoro dove è situata la graziosa baita delle Cadelle (2.057 m) e, poco distante, una solida stalla. Lo spiazzo, attraversato da un torrente, è racchiuso fra ripide scarpate e pietraie, mentre dappertutto si osservano muretti e cumuli di sassi ammucchiati allo scopo di estendere la superficie del pascolo. Si continua spostandosi sul fianco destro della valle, si prosegue lungo un ottimo sentiero che, con alcune serpentine, consente di perdere rapidamente quota. Superate due baite, alle relative quote di 1.860 e 1.826 metri, poco oltre si volge a sinistra e, attraversato il torrente, si va avanti fino a entrare in un bosco di pini e larici. Fuoriusciti dalIa pineta, in corrispondenza di un casolare, non rimane che seguire le indicazioni e, superata una baita, si percorre l’ottima mulattiera delimitata da muri di sassi. Si termina, con una breve salita, nei pressi della località Rovera (1.600 m), che si raggiunge dopo aver attraversato un ponte di legno. Ora non rimane che scendere a Foppolo, dove ovviamente non mancano tutti i principali servizi propri di un centro turistico. Per pernottare ci si può rivolgere ai vari alberghi di Foppolo.  
Dal Rifugio Cà San Marco a Foppolo

Da Colere al Rifugio Albani

Il Rifugio Albani si trova in alta Val di Scalve, nella Conca del Polzone, una posizione che permette di godere appieno della vista della Regina delle Orobie, la Presolana, con le sue caratteristiche e affascinanti pareti calcaree.   Per raggiungere il Rifugio Albani possiamo percorrere due sentieri con partenza da Colere ed entrambi di durata di circa 2 ore e mezza/3, ma nella stagione invernale è consigliabile percorrere solamente il 403, in quanto il 402 è molto esposto e si incorre nel pericoloso rischio slavine. Il sentiero, ben segnato con i colori del CAI, sale lungo la strada forestale, attraversando un fitto bosco di faggi e pini, fino all’incrocio con il sentiero numero 406, dove si prosegue guadagnando la zona delle ex miniere di fluorite. Si possono ancora vedere le baracche che venivano utilizzate dai minatori, ora usate come baite da privati che gentilmente, se presenti, sono disponibili per lasciar dare una sbirciata; la “vecchia Capanna Trieste” era una baracca in legno che fungeva da rifugio fino a quando nel 1967 venne sostituita dall'attuale costruzione in muratura; si possono notare inoltre gli ingressi di diverse gallerie scavate nella roccia; vi è anche un piccolo pezzo di binario con una motrice e tre vagoncini carichi di materiale, lasciati lì a testimonianza del passato; un pozzo detto il Fontanone su cui è incisa la frase: "Tu stanca, io fresca e pura". In alto una cappellina dedicata alla Madonna che proteggeva i minatori durante il loro duro lavoro. Con andatura sostenuta si raggiunge in circa due ore il Col della Guaita e con un’ultima breve ascesa si raggiunge il Rifugio Albani.
Da Colere al Rifugio Albani

Dal Rifugio Curò al Rifugio Tagliaferri

A metà strada esatta tra il Rifugio Curò e il Passo del Vivione; il Rifugio Tagliaferri si presenta come tappa intermedia ideale dell’itinerario naturalistico Antonio Curò.   La zona è tutelata dalla Riserva Faunistico-Venatoria Valbelviso-Barbellino, si presenta molto interessante per la varietà di animali, piante e per i numerosi laghetti sparsi sui pendii delle montagne circostanti. L'itinerario parte in quota dal Rifugio Curò (v. apposito itinerario per raggiungerlo) e costeggia il Lago Barbellino per pochi minuti fino ad incontrare sulla destra il torrente che scende dalla Val Cerviera (ponte in legno). Da qui si risale costeggiando le cascate e si percorre poi un tratto di valle che conduce ad un altro tratto più ripido che permette di superare un salto di roccia allietato da una cascata. Ora ci si trova in un ampio pianoro (2234 m - deviazione sulla destra per i laghi della Val Cerviera).Si affronta invece sulla sinistra (est) un altro tratto ripido e, di seguito, si prosegue fino allo spartiacque con la Val Bondione. Si attraversa la testata di questa (incrocio con sentiero 322 che sale da Lizzola) fino al Passo Bondione (2633 m) e si scende un poco nell'alta Valle del Gleno.Si risale fino al Passo di Belviso (2518 m) incontrando il sentiero 410 che proviene da Bueggio e, scendendo prima sul versante valtellinese e poi tornando su quello scalvino, si incrocia il sentiero 413 e in pochi minuti si è al Rifugio Tagliaferri (2328 m).
Dal Rifugio Curò al Rifugio Tagliaferri

Gita al Roccolo sui Colli di Bergamo

Un tempo i Colli di Bergamo erano disegnati dai “roccoli”, architetture vegetali costruite meticolosamente dalle mani dei “roccolatori”.   Oggi è raro vederne di ben conservati, perché non vengono più utilizzati per la caccia e quindi molti dei proprietari li hanno lasciati andare in disuso. Il Roccolo di Castagneta è un'eccezione: esso rappresenta uno dei più begli esempi di conservazione queste strutture. Attraversando viuzze e scorci poco conosciuti di Città Alta, in poco meno di mezz'ora avrete modo di ammirare tutta la bellezza di questo delizioso roccolo, che unisce architettura e botanica. Il punto di partenza è Colle Aperto. Da qui si percorre via Beltrami, in salita, passando davanti all’Orto botanico di Bergamo, alla vostra sinistra. Sul curvone di via Beltrami, alla vostra sinistra, si imbocca via Sotto Mura di Sant’Alessandro, una strada a fondo chiuso particolarmente suggestiva ma poco conosciuta. La pregnanza storica è evidente: sulla vostra sinistra, anche se in parte coperte dalla vegetazione, vedrete una parte delle Mura veneziane. Qui si nasconde la quinta porta del sistema fortificato di Bergamo Alta chiamata “Porta del Soccorso”. Una volta usciti da via Sotto Mura di Sant’Alessandro, vi troverete su via Cavagnis. Girate a destra e percorretela in discesa, fino a quando si aprirà un panorama eccezionale: il Roccolo con vista sull’abitato di Castagneta, il campanile e le vecchie cascine recuperate.
Gita al Roccolo sui Colli di Bergamo

Il Sentiero del Castagno

Un autunnale percorso ad anello lungo il sentiero del castagno, ideato per valorizzare e rilanciare la coltivazione della castagna nella zona.   Si attraverseranno piccoli borghi caratteristici, boschi di castagno selvatico e i punti panoramici non mancheranno in questo percorso alla continua scoperta di luoghi affascinanti ricchi di storia, natura e cultura. L'itinerario inizia dalla piazza di Corna Imagna e tra belle vedute panoramiche, piccoli orti e qualche castagno caliamo lungo il versante che in breve ci collega alla tranquilla contrada di Canito. Seguiamo la strada sino a raggiungere un'altra caratteristica contrada: la contrada Regorda, contraddistinta da poche casettine in pietra.Continuando si arriva poi alla bella Cà Berizzi, detta anche “Regorda di qua”, ove trovano sede l’omonima BibliOsteria e la costruenda Casa dei semi. Successivamente si costeggia l'ampio pratone verde che dalla Costa degrada dolcemente toccando in sequenza le contrade: Siva, Roncaglia, sede dell’omonima Locanda, e Calcinone, quest’ultima situata oltre la Valle del Fontanello e la carrabile per Locatello. Il sentiero prosegue superando dapprima la verdissima Valle delle Moiàche e poi una casa isolata al margine del fitto bosco, in località Bàrbara. Tenendo la destra al bivio, si sale verso le baite della località Quadrù, dove tra prati densamente arborati, ci si porta alla soprastante contrada Cà Gavaggio, l’abitato più settentrionale ed elevato di Corna Imagna. Concludendo, seguiamo il percorso facendo rientro al punto di partenza e completando questo piacevole anello.  
Il Sentiero del Castagno

Da Introbio al Rifugio Grassi

Sulla rivista Orobie di gennaio 2018 viene proposto un itinerario per assaporare la Dol (Dorsale orobica lecchese) in inverno.   È un percorso classico, percorribile senza particolari difficoltà anche in presenza di neve. Per chi non se la sentisse di affrontare il cammino in una sola giornata il consiglio è quello di spezzare la gita in due giorni, sostando al rifugio Tavecchia, alla bocca di Biandino, oppure usufruire del servizio di trasporto in jeep fino a quest’ultima contattando i rifugisti del Tavecchia o del Madonna della Neve. Il primo tratto, da Introbio alla bocca di Biandino, fa parte della storica «Via del bitto», indicata con i segnavia bianchi e rossi e la sigla «VB». Dopo un paio d’ore di cammino su strada sterrata o cementata e su mulattiere si giunge alla bocca di Biandino da dove si spalanca dinanzi agli escursionisti l’ampia conca omonima, uno dei migliori pascoli prealpini, che si apprezza in versione invernale. A questo punto si lascia la strada, si attraversa un ponticello sul torrente Troggia e si procede sul sentiero n. 40 seguendo le indicazioni per il rifugio Alberto Grassi. Vi è inoltre la possibilità di raggiungere il Grassi da Bobbio, lungo il tracciato della Dol o da Valtorta, ma la salita da Biandino è la più consigliabile nei mesi invernali. Dopo la casa vacanza Pio X finisce il bosco di conifere e in breve si vede il passo di Camisolo. In poco più di un’ora dalla bocca di Biandino si arriva al rifugio Grassi gestito da Anna e Amos dove si possono mangiare prelibati piatti preparati con cura e pernottare in un ambiente raccolto e accogliente.
Da Introbio al Rifugio Grassi

Dentro e fuori dalle miniere

Da Lecco in auto ci si dirige in Valsassina raggiungendo Primaluna, paese dominato dal pizzo della Pieve.   All’altezza della frazione di Cortabbio si svolta a sinistra, oltrepassiamo il torrente Pioverna e proseguiamo fino al parco minerario Cortabbio. Siamo pronti a percorrere il sentiero delle Miniere. Partiamo dal piazzale antistante l’ingresso della Nuovo ribasso seguendo la strada sterrata che risale la montagna. In circa 2 ore, eccoci di nuovo al punto di partenza, dopo aver toccato i vari ingressi del complesso estrattivo. Lungo il tracciato, di circa 3,5 chilometri, si incontrano i resti della stazione della teleferica della miniera Vittoria, a quota 654 metri, e gli imbocchi di quelle più antiche, denominate Speranza superiore e Virginia superiore. Da qui ci si affaccia sul profondo burrone lasciato dai primi scavi sugli affioramenti di Barite della seconda metà dell’Ottocento.Il bello deve però ancora arrivare, con il tour guidato nel mondo di roccia della Nuovo ribasso. Il primo tratto di 255 metri porta al fondo della galleria dove si incrocia il bianco filone mineralizzato di Barite. Durante il percorso vengono presentate macchine e modalità di escavazione. Affascinano le particolarità strutturali ed estetiche della roccia della miniera, messe in evidenza con appositi faretti. Si imbocca una deviazione e in circa 500 metri si arriva alla maestosa caverna da dove è stato estratto il minerale negli ultimi 30 anni. Un grande antro illuminato con potenti fari, Salendo alcuni metri, grazie ad alcune scalette, nella galleria verticale posta su un lato, è possibile affacciarsi direttamente sull’ampia stanza.La visita interna ha uno sviluppo di circa 2 chilometri con una durata di 1 ora e 30 minuti. (Ph: Diego Panzeri)
Dentro e fuori dalle miniere

Tra i castagni del Monte Misma

L’esplosione di colori tipica dell’autunno, con i castagni che si dipingono di un giallo intenso e caldo sui sentieri dei monti della bassa valle Seriana.   Ecco uno degli itinerari ad anello più frequentati dai bikers della zona, una vera palestra a cielo aperto. Lasciata l’auto al centro sportivo di Pradalunga, piccolo paese della bassa valle Seriana, ci dirigiamo verso lo storico ponte medioevale di Albino. Qui, si segue la strada provinciale verso il colle Gallo, noto per il Santuario della Madonna dei ciclisti: posto incantevole con un incredibile panorama, numerosi sono i ricordi di tanti campioni del ciclismo al suo interno. All’altezza della frazione di Casale ci si immette nell’area del Parco del castagno. Comincia qui il tour off road che, con brevi e ripide salite, ci porterà fino alla bellissima località Prati alti e in seguito alla chiesa di Santa Maria Assunta del Misma, un gioiello di arte romanica nascosto tra i boschi di castagno. Una sosta per godere delle bellezze storico-artistiche e del panorama è d’obbligo.Proseguiamo lambendo la parte settentrionale dell’oasi del Wwf della Valpredina, per raggiungere la località Roccolone, così chiamata per la presenza di un antico impianto venatorio per la cattura degli uccelli di passo con le reti, e quindi il castagneto secolare «La Pratolina». Ora non ci resta che scendere, arrivando nuovamente al centro sportivo di Pradalunga e concludendo questo itinerario immerso nella natura.
Tra i castagni del Monte Misma

Da San Martino al Rifugio Luna Nascente

Il percorso è semplice, adatto a tutti e attraversa la bellissima Riserva Naturale della Val di Mello in provincia di Sondrio. Passa ai piedi delle pareti di arrampicata dai nomi epici come Dimora degli Dei, Precipizio degli Asteroidi, Tempio dell'Eden, Scoglio della Metamorfosi, meta di numerosi arrampicatori nella stagione estiva. Dalla piazza del paese di San Martino, in Val Masino, ci si porta verso il Torrente Mello e si risale il fondovalle per il sentiero che costeggia il lato sinistro idrografico (lato destro salendo) del torrente. Durante la risalita si attraversa un bosco inizialmente di latifoglie e successivamente di larici per immergersi poi nei pascoli di Cà di Scuma. Immersi nella Val di Mello si supera la caratteristica località Cascina Piana e grazie ad un ponticello si raggiunge il Rifugio Luna Nascente, dove si può pranzare e cenare a base di prodotti tipici valtellinesi e ci si può scaldare davanti al camino. È possibile anche il pernottamento in calde e confortevoli camere e percorrere il giorno dopo altri percorsi immersi nella natura. Nella stagione invernale, approfittando dell'incantevole luce della luna piena, vengono organizzate delle ciaspolate serali; si può così ammirare questo meraviglioso paesaggio naturale con luci e colori diversi dal solito, che contribuiscono a rendere questa esperienza ogni volta diversa ed indimenticabile. - Ph: Margherita Pelizzari 
Da San Martino al Rif. Luna Nascente

Al RIfugio Bugone, tra scorci di lago

Per arrivare al Rifugio Bugone vi consigliamo un antico, tipico e tradizionale sentiero di montagna che parte dalla località Tosnacco del comune di Moltrasio. Un percorso da percorrere senza fretta, per poter godere, tramite i molti terrazzi naturali presenti, la bellezza del Lago di Como sotto al sole. Il tracciato è adatto a tutti i tipi di escursionisti ed è percorribile tutto l’anno; in inverno è necessario però avere con sé l’attrezzatura adeguata: ciaspole e racchette. Alla partenza si sale una bella scalinata in pietra in mezzo ad un panoramico agglomerato di case della frazione di Tosnacco, per continuare poi su una mulattiera costruita con maestria, un tempo via di contadini e contrabbandieri; sono da seguire le indicazioni per la Via dei Monti Lariani (cartelli bianchi e rossi, con bandierina CAI sentiero 1). Lungo il percorso si vedono parecchi muretti a secco e tra le pietre una Via Crucis in cotto ben rappresentata. Camminando si raggiunge l'antico borgo dei Monti di Liscione, le cui origini risalgono al 1600, ora quasi disabitato perché raggiungibile solo a piedi. Attraversato il borgo ci attende una zona piana circondata da meravigliosi faggi, la quale anticipa il nostro arrivo al Rifugio. Da qui è possibile godere di un fantastico panorama. Per i più esigenti, ma soprattutto per chi ha ancora benzina nella gambe, risalendo la collina retrostante la vista è ancora più esclusiva, visibili i paesini di Blevio, Torno, e Faggeto Lario. Molto suggestiva la passeggiata in notturna, in cui, nelle serate di luna piena, il lago offre dei magnifici riflessi luminosi.
Al RIf. Bugone, tra scorci di lago