Ho trovato 1589 risultati per salò

Castello Visconteo di Abbiategrasso

Visita uno dei castelli di delizia dell'antico Ducato di Milano
Castello Visconteo, Abbiategrasso

Borghi e palazzi: l’architettura del Rinascimento

Al termine di decenni di contese, con operazioni militari che avevano coinvolto anche l’area sebina, la pace di Lodi nel 1454 stabilisce il confine fra gli stati milanese e veneziano lungo l’Adda e dà vita per la Lombardia orientale alla dominazione della Repubblica. Un trentennio di calma relativa darà un forte impulso alle attività economiche, grazie anche all’apertura di nuovi e più ampi mercati offerti all’interno del nuovo quadro degli stati regionali. La nuova situazione politica e, soprattutto, le nuove tecniche militari con l’introduzione dell’artiglieria provocano il progressivo abbandono delle mura di difesa dei principali centri, che fino al secolo precedente erano mantenute in funzione e, anzi, in alcuni casi costruite ex-novo. Questi fattori, uniti naturalmente all’evoluzione del gusto e delle mode, creano le condizioni per nuovi tipi di insediamento, che sostituiscono o, in certi casi, modificano l’edilizia medioevale. Il caso più significativo è senza dubbio quello di Lovere, che costituisce per l’epoca rinascimentale un unicum. L’abitato medioevale era compreso nella cerchia di mura ampliata nel Trecento; nel corso del Quattrocento, grazie alle condizioni economiche particolarmente favorevoli derivanti da una fiorente attività di lavorazione della lana, l’abitato viene ampliato con la costruzione dei nuovi quartieri del Borgo. Le più importanti famiglie del paese portano le proprie residenze fuori dalle mura trecentesche, con nuovi edifici più comodi, in posizione più salubre, dotati di broli e giardini. L’addizione occupa lo spazio fra il centro antico e la Valvendra, dove già erano insediate alcune attività artigianali, incentrandosi lungo l’asse viario corrispondente all’attuale via S. Maria. Da questo viene tracciata ortogonalmente una serie di vie secondarie verso il lago che costituisce la maglia per l’insediamento dei nuovi edifici. In genere i palazzi sono pensati per ospitare anche parte delle attività artigianali e commerciali praticate dai proprietari. L’uso di corpi di fabbrica di dimensioni adeguate consente ad esempio di ospitare ai piani alti i telai in legno (le cosiddette ciodere) su cui venivano posti i panni di lana per l’asciugatura: per questo motivo troviamo diverse logge aperte, che consentivano una buona ventilazione per accelerare questa fase del lavoro, che in precedenza si svolgeva in terreni aperti. I caratteri del nuovo modo di abitare e di produrre si possono cogliere poco oltre il Borgo nel palazzo che fu sede della Fabbrica Ferlendis, che lavorava panni di lana: l’orientamento del lato maggiore dell’edificio, dotato di portico e logge, privilegia l’affaccio verso sud invece che quello sul lago.  Palazzo Marinoni, dove risiedé lady Wortley-Montague durante i suoi soggiorni a Lovere (1749-1755), si estende fra il lungolago e l’asse del Borgo con una successione di cortili; il corpo di fabbrica principale, dalla caratteristica impostazione planimetrica a C e dotato di portico e loggia, si affaccia verso il lago. Più a monte, anche se con caratteri già seicenteschi, si trova Palazzo Bazzini, residenza di un’altra importante famiglia testimoniata a Lovere almeno dal XV secolo, che doveva possedere buona parte dei terreni in quest’area, se grazie alla donazione di una sua componente si poté edificare il vicino monastero di Santa Chiara. La costruzione del Borgo troverà completamento, a cavallo fra il XV e il XVI secolo, con l’erezione della basilica di Santa Maria, dovuta alle famiglie che stavano edificando il nuovo abitato. In scala più limitata, fasi di modifica su edifici preesistenti per adattarli alle nuove esigenze o insediamenti di nuove costruzioni si possono riconoscere in altri luoghi. Nel primo caso rientrano a pieno titolo le sistemazioni delle aree commerciali dei principali centri affacciati sul lago: gli spazi per i mercati della stessa Lovere, di Pisogne e di Iseo vengono dotati di portici lungo il perimetro, costruiti lungo i fronti degli edifici medioevali in sostituzione di botteghe o altre strutture che in genere venivano addossate alle case prospicienti le piazze. Per i nuovi porticati si mantenne un uso pubblico, fornendo ai mercati una superficie coperta a servizio dei fondaci retrostanti. Lungo la sponda bresciana meritano una visita le case rinascimentali di Marone e Sale Marasino. In riva al lago a nord del centro di Marone, si trova la Casa Ghitti di Bagnadore (il ramo familiare prende il nome dal torrente Bagnadore, che separava la casa dall’abitato di Marone). Costruita nel XVI secolo da esponenti della famiglia bresciana degli Irma (o Hirma), che qui erano proprietari di forni fusori e fucine da ferro, passa progressivamente ai Ghitti nel Seicento. Il fronte principale sul brolo presenta il sistema portico–loggia esteso alla parte centrale, con il consueto raddoppio delle campate al piano superiore. A imprenditori della lana è da attribuire un secondo edificio posto più a sud sempre lungo la riva del lago; nel Seicento risulta di proprietà Fenaroli e più tardi di altri Ghitti. In questo caso la successione del prospetto principale è portico ad archi, galleria chiusa e loggia con architrave all’ultimo piano, forse usata per la stenditura dei panni di lana. Il Palazzo Giugni è forse il più importante esempio di architettura pienamente rinascimentale di Sale Marasino: edificato verso il primo quarto del ‘500 probabilmente da Giovanni Francesco Averoldi, mercante nel settore della lana, passò successivamente ai Dossi, che praticavano la stessa attività. Il palazzo si affaccia sul brolo interno con un portico a 8 campate, raddoppiate dalla loggia superiore. Il salone al piano superiore presenta il tipico soffitto ligneo a travetti e tavolette dipinte e affreschi della scuola di Romanino. Gli stessi Dossi possedevano un’altra casa poco distante, oggi Mazzucchelli, di caratteristiche simili, con portico a 8 campate, databile probabilmente al tardo Cinquecento. Notevole anche la casa Turla, con portico e due ordini di logge: la superiore presenta le caratteristiche di una ciodera. Sempre nell’abitato di Sale si trovano altre case coeve: Casa Zirotti, Casa Belotti e un’altra casa in via Zirotti, notevole per il portico ad archi ribassati e doppia loggia. Un po’ discosto dall’abitato si trova poi, poco più a sud, uno degli edifici più interessanti dell’intero Sebino: il Palazzo Martinengo Villagana, iniziato nel tardo Cinquecento dai conti Secco d’Aragona, passò nel secolo successivo al ramo cittadino bresciano dei Martinengo della Pallata. È evidente la diversa natura del complesso rispetto alle residenze della borghesia rinascimentale. Si tratta qui di un palazzo da villeggiatura, costruito in riva al lago da esponenti della nobiltà lombarda (i Secco d’Aragona detenevano il feudo della Calciana Superiore, a quel tempo in territorio milanese) e quindi dotato, oltre che di parti residenziali padronali, di locali per la servitù, di attracco, di giardini. Il cortile interno, con porticato ad archi, è visibile dalla strada costiera. Il fronte principale è verso il lago ed è caratterizzato da un disegno simmetrico con portico e loggia centrale, a tre campate ed impostati su un architrave invece che sull’uso dell’arco a tutto sesto. All’interno il ricco apparato decorativo con pitture e stucchi è prevalentemente seicentesco. Ulteriori interessanti esempi di edilizia quattro-cinquecentesca si trovano su Monte Isola: a Peschiera le case Erba e Archetti, forse ritiro di alcuni esponenti degli Oldofredi di Iseo, dopo che l’instaurarsi del regime veneziano aveva provocato la decadenza della famiglia; a Carzano il Palazzetto Ducco (oggi Ziliani), residenza nel Cinquecento di un ramo della famiglia nobiliare proveniente da Trenzano; a Siviano alcune case in via Roma dotate di portici e logge. L’itinerario si può concludere a Iseo, con la visita alla piazza Garibaldi, tradizionale sede dell’importante mercato fin dall’età medioevale. Come a Pisogne, gli edifici perimetrali testimoniano la fase di riforma avviata nel XV e proseguita fino al XVIII secolo, con la realizzazione dei portici e il rinnovamento dei prospetti. Un ultimo capitolo interessante, sempre nel territorio di Iseo, è il Castello del Carmagnola a Clusane, che mostra gli interventi quattrocenteschi operati su un fortilizio basso-medioevale.   Alberto Bianchi

Santa Margherita Staffora

Immerso nel cuore dell’Alta Valle Staffora, Santa Margherita Staffora è un incantevole borgo dell’Oltrepò Pavese che custodisce il fascino autentico dell’Appennino lombardo. Situato a pochi chilometri da Varzi, il paese sorge lungo il corso del torrente Staffora, circondato da boschi, prati e panorami che invitano alla scoperta e al relax. Il territorio comunale si estende fino al confine tra quattro province – Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza – e rappresenta un punto d’incontro naturale tra Lombardia, Piemonte, Emilia e Liguria. Questa posizione privilegiata ha favorito nei secoli il passaggio di antiche vie di comunicazione e di scambio, come la celebre Via del Sale, che collegava la pianura padana ai porti liguri attraverso i valichi appenninici. Fra le località più note del territorio spicca Pian del Poggio, rinomata stazione turistica e sciistica situata a oltre 1.300 metri di quota. In inverno è meta ideale per chi ama lo sci e gli sport sulla neve, mentre d’estate offre sentieri panoramici e percorsi per escursioni, mountain bike e trekking, immersi in un paesaggio incontaminato. Perché includerlo in un itinerario Paesaggio montano e natura: Santa Margherita domina la Valle Staffora, immersa in un contesto montano che invita a passeggiate, escursioni e momenti di relax.  Storia e contesto culturale: Il territorio fu feudo della famiglia Malaspina nel Medioevo, come ricorda un diploma del 1164.  Sapori autentici: È inserito nell’area di produzione del Salame di Varzi DOP, una delle eccellenze gastronomiche dell’alta valle.  Tradizioni vivaci: La frazione Cegni ospita il Carnevale di Cegni, una festa folkloristica che si tiene due volte all’anno, coinvolgendo la comunità e i visitatori.  Cosa vedere e cosa fare Il borgo e le frazioni Passeggiare per Santa Margherita di Staffora significa incontrare case tradizionali, scorci sul versante della valle, e numerose frazioni montane (come Negruzzo o Pian del Poggio) che testimoniano una vita d’alta quota.  Enogastronomia: Salame di Varzi DOP Una tappa gastronomica è d’obbligo per gustare il Salame di Varzi DOP: prodotto simbolo dell’alta Valle Staffora, ottenuto secondo un disciplinare tradizionale che prevede carni selezionate, aromi semplici e stagionatura naturale. L’area di produzione comprende Santa Margherita di Staffora tra i 15 comuni riconosciuti.  Tradizione e folklore: Carnevale di Cegni La frazione di Cegni celebra il Carnevale due volte all’anno: in inverno e con la versione estiva (chiamata “Carnevale Bianco”) il 16 agosto. Il rito si apre con il corteo, segue il ballo tradizionale (danze tipiche delle “Quattro Province”) e culmina con la rappresentazione del matrimonio tra il «Brutto» e la «Povera Donna». Un’esperienza autentica di tradizione locale. Come arrivare Situato nell’alta Valle Staffora, il comune è raggiungibile da Voghera o Varzi lungo la vallata e la strada provinciale che risale il corso del fiume Staffora. Data la posizione montana, è comodo arrivarci in auto.  Consigli utili per la visita Visitare in primavera, estate o inizio autunno, quando i boschi e i sentieri sono accessibili e il clima favorevole. Per degustare il Salame di Varzi, verificare le salumerie o i produttori locali (alcuni accolgono su prenotazione). Se possibile, partecipare al Carnevale di Cegni, che valorizza storia e comunità: un’esperienza immersiva. Portare scarpe da trekking o calzature comode: le frazioni e i sentieri montani richiedono un po’ di pratica. Integrare la visita con un itinerario dell’Oltrepò Pavese: borghi montani, natura, sapori e tradizioni. Conclusione Santa Margherita di Staffora è una meta perfetta per chi cerca un turismo lento e autentico nell’Oltrepò Pavese: natura incontaminata, antiche tradizioni e sapori genuini si combinano in un’esperienza completa.
Santa Margherita Staffora

Osservatorio Astronomico Provinciale

Gestito dal Gruppo Astrofili Messier 42

Il sentiero delle sculture

Il bosco incantato

Tour Tremosine meravigliosa

Pisogne

A Pisogne, vari ritrovamenti e tracce testimoniano sia la presenza di antichi insediamenti preistorici che il ruolo centrale, a livello industriale e commerciale, ricoperto dal paese in epoca romana per la sua posizione privilegiata (tra Valle Camonica e Sebino) e la sua morfologia. Presso la contrada di Grignaghe vi sono ancora, infatti, ricchi filoni di ferro con numerosissime miniere. All’ingresso di Pisogne è posta la statua di un grande cavallo bianco. Il centro si snoda attorno alla grande piazza del Mercato, che si apre verso il lago. Sulla piazza si affaccia la torre del Vescovo, alta circa 30 mt., fatta erigere assieme al altre fortificazioni durante una delle battaglie fra Bergamo e Brescia del XII sec. Durante il tardo Medioevo fecero rumore i processi contro le streghe che, si narra, furono tenute prigioniere nella torre e bruciate vive nella piazza. Da piazza del Mercato inizia piazza Corna Pellegrini, che sale fino alla chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, con dipinti del XIX sec ed il grande organo Serassi di metà ’800, con più di 2000 canne. All’inizio di Piazza Corna Pellegrini inizia a destra via Torrazzo, lunga e tortuosa strada che attraversa il centro del borgo medievale. Salendo per via dei Monti, che si incrocia a sinistra, si giunge a una porta medievale. Proseguendo per via Torrazzo e quindi per via Mercanti fino all’inizio di via Mandolossa si incontra la porta Capovilla, che chiudeva l’abitato a sud. Sempre da via Torrazzo, scendendo verso il lago attraverso via Speranza si incontra, all’angolo con via Nave Corriera, una pittoresca casa del XVII sec. A monte del borgo medievale, sulla strada verso la Val Palot, si incontra la chiesa di S.Maria della Neve (XV sec.), sotto il cui portico di sinistra sono visibili degli affreschi, con storia di Adamo ed Eva. Il portico di destra è diventato la cappella dell’ex ospedale, mentre sulla facciata, in basso a destra, rimangono tracce di motivi iconografici diffusi nel XV sec. All’interno della chiesa è visibile un magnifico ciclo di affreschi di Girolamo Romanino raffiguranti scene della vita di Cristo, eseguiti negli anni 1532-34. Proseguendo lungo la strada verso la val Palot si incontra la pieve di S.Maria in Silvis del sec. VIII e ricostruita nel XV sec., con facciata decorata in pietra rossa. Sul lungolago, di recente ampliamento e ristrutturazione, si ricorda una scultura a forma semicircolare, composta da 10 pilastri sui quali è riportata una frase di Renato Guttuso, dedicata all’artista Romanino: «Romanino ci serva, ci inviti a guardare la realtà e ad avere il coraggio di andarci dentro, anche se essa è grande e terribile». Sono consigliate le visite anche alle piccole frazioni di Gratacasolo, Toline, Pontasio, Siniga, Grignaghe, Sonvico e Fraine: un iter suggestivo tra le acque del lago e la quiete dei boschi.

FranciacortaSlow- Percorso Rosso

Percorso che si snoda come un abbraccio che avvolge il cuore della Franciacorta. Il cammino può essere percorso in 3/4 tappe
FranciacortaSlow - Percorso Rosso - Vigneti-e-Torbiere_Corte-Franca - ph: Riccardo Ferrari

Location per matrimoni a Bergamo tra arte e design

Scopri dove organizzare un matrimonio a Bergamo: musei, dimore e teatri per nozze unconventional all’insegna dell’arte e del design
Location per matrimoni a Bergamo tra arte e design

Tra pianura e collina

Viaggio alla scoperta del pavese, zona interamente pianeggiante, eccetto il breve tratto che fa parte del Colle di San Colombano al Lambro. Il colle, che ha un'estensione di circa 14.500 km2, è caratterizzato da una splendida vegetazione che lo rende un paesaggio meraviglioso. La qualità del suo vino è stata riconosciuta nel 1984 con l’approvazione della Denominazione di Origine Controllata San Colombano.  Il percorso inizia e termina alla stazione di Lambrinia. Dalla stazione ci si porta sull'argine del fiume Lambro, seguendo la pista ciclabile che prosegue sul fianco del fiume Po, fino a Zerbo. Da qui, seguendo le indicazioni della Via Francigena, raggiugiamo Santa Cristina e Bissone. Si arriva alla stazione e si prosegue nei campi sino ad arrivare a Miradolo Terme. Da qui un percorso secondario ci fa salire sul colle di San Colombano per poi scendere ad arrivare allo stop, sulla strada Provinciale, dove giriamo a destra e poi subito a sinistra in direzione del Castello di Chignolo Po. Raggirato il Castello prendiamo Via Lambrinia e da qui il percorso ci condurrà al punto di partenza. ITINERARIODistanza:48 kmDifficoltà: facileFondo stradale: asfalto e sterratoDislivello:+ 290 m, -287 m (Pendenza max:7.7%, - 11.4%; Pendio medio: 0.8%, -0.9%)Adatto a: tuttiTipologia di bicicletta consigliata: MTB e ibridaDurata media: 4 h ca. ALCUNI PUNTI DI INTERESSE Castello di Chignolo Po Fu fatto costruire da Re Liutprando intorno al 740 d.C., quando Pavia era capitale dei Longobardi. Re Berengario lo donò, poi, ai monaci benedettini. Al Settecento risale l’aspetto attuale come anche gli stucchi e i dipinti delle sale.Geolocalizzazione su mappa: 45.15814, 9.49243 Museo Contadino di Santa CristinaIl Museo Contadino della Bassa Pavese è stato fondato nel 1984 da un gruppo di cittadini di Santa Cristina e Bissone appassionati di storia, tradizioni locali e del mondo contadino. Il Museo conserva oltre 2.000 attrezzi ordinati per tipologia d'attività.Geolocalizzazione su mappa: 45.15653, 9.40156 Terme di MiradoloLe Terme delle Saline di Miradolo sono un centro benessere immerso nel verde. Offrono grandi spazi all’aperto, punti di ristoro per giornate in famiglia e fonti termali di acque sulfuree terapeutiche. Geolocalizzazione su mappa: 45.1886, 9.42261 Collina del vino di San Colombano al LambroLa Collina di San Colombano è stata nel tempo terra di conquista a causa della sua strategica posizione. Le caratteristiche del terreno fanno della collina un ambiente ideale per la coltivazione della vite.Geolocalizzazione su mappa: 45.17752, 9.46806
Tra pianura e collina

Toccare il cielo con un dito

Suggerimenti per escursioni ad alta quota.
Le cime più alte della Lombardia

Da Maiano a Ca' de Mazzi

Quarta tappa del Cammino dei Monaci
Quarta tappa del Cammino dei Monaci