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Un poeta sulla Cattedrale

Una statua nel Duomo di Como e la storia di un'amicizia, in punta di versi

Le cattedrali son da sempre immensi libri illustrati. Le statue richiamavano alla memoria in genere le storie della salvezza cristiana oppure  le immagini dei santi ricordavano oltre che le loro vicende umane anche il loro essere modelli e maestri di vita.

Nei secoli il classico, nel senso della cultura classica, è stato guida e modello di riferimento, insomma affidarsi a questo mondo appoggiarsi a qualcosa di saldo e valido. Ci sono poi epoche che lo hanno amato particolarmente come Rinascimento e Neoclassico.

La Cattedrale di Como, edificata a partire dal 1396, lo testimonia. Tra le belle sculture che la rendono unica appaiono opere che ci raccontano della passione “classica”. Poste in facciata come non notare le celebri edicole dei Plinii: Plinio il Vecchio, grande enciclopedista e naturalista e suo  nipote Plinio il Giovane. Ma non ci sono solo loro su di un lato c’è la bella statua del poeta Cecilio... un amico di Catullo

Se non fosse stato amico di Catullo non sapremmo neppure della sua esistenza. Della sua vita conosciamo solo quanto i versi del poeta veronese ci dicono. L’amico e poeta Cecilio viene invitato a lasciare Como per recarsi a Verona per partecipare ad un incontro fra amici per uno scambio di opinioni.

Questi amici erano accomunati dalla passione per la poesia ed è probabile questo l’argomento delle loro chiacchiere. Venivano chiamati neoteroi. Come oggi con l’inglese si preferiva, al posto del latino poetae novi, il termine greco per sottolineare il loro legame, per così dire internazionale, con la poesia in lingua greca. Si atteggiavano a modernissimi e all’avanguardia in piena rottura con la tradizione.

Le loro poesie raffinatissime parlavano di temi leggeri come amore e amicizia, tanto che venivano definite, in maniera falsamente modesta, nugae vale a dire cose di poco conto.
Era poesia come questa spesso d’occasione. Qui si affida ad un papiro ad un bigliettino un invito: vediamoci.

Ma il nostro Cecilio è indeciso perché a trattenerlo c’è una ragazza innamorata e sedotta anche dal suo talento letterario. Per la verità Catullo insiste da poeta sul potere della poesia e del talento letterario dell’amico. Talento che noi non possiamo valutare visto che la sua opera dottissima su Cibele non si è conservata.. ma che dire le ragazze già allora amavano poesia e poeti . Non sappiamo se l’abbia avuta vinta l’amore o l’amicizia.

La poesia (carme XXXV) inizia così:

Al poeta d'amore Cecilio, mio compagno,
papiro, questo devi dire:
venga a Verona
e lasci le mura nuove di Como, le rive del Lario:
voglio che ascolti certe fantasie
di un amico suo e mio.
Se ragiona, divorerà la strada
anche se mille volte, quando parte,
la sua dolce innamorata lo richiama
e con le braccia intorno al collo lo scongiura di restare….

Da quando poi ha letto i primi versi
per la signora di Dìndimo,
un fuoco consuma quella poveretta in fondo al cuore.


Testo a cura di ANNA NEBULONI, guida abilitata ConfGuide-GITEC 

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