Ho trovato 1584 risultati per salò

Faro di Brunate

Sulla sommità del Monte Tre Croci, in località San Maurizio a Brunate, troneggia, con una storia quasi centenaria, il Faro di Brunate. Progettato nel 1927 dall’ingegnere Gabriele Giussani, è il regalo con cui la città di Como celebrò il suo illustre cittadino Alessandro Volta, a 100 anni dalla sua morte.   Per questo motivo il faro è conosciuto anche come Faro Voltiano, a ricordare il legame profondo tra Como e la scienza.  Con una pianta ottagonale, la torre è alta ben 29 metri e domina tutta la vallata sottostante. Dal tramonto all’alba la lanterna del Faro emette, alternati, fasci di luce verdi, bianchi e rossi che richiamano i colori della bandiera italiana e ne fanno un simbolo di memoria e identità.  All’interno, una scala a chiocciola di 143 gradini conduce verso due balconate circolari da cui è possibile ammirare non solo le città limitrofe di Chiasso e Cernobbio, ma anche la parte occidentale della catena alpina fino al Monte Rosa e, in giornate particolarmente limpide, addirittura la Madonnina sul Duomo di Milano. Sebbene si possa raggiungere la terrazza panoramica per godere della vista mozzafiato, purtroppo al momento non è possibile visitare l'interno del Faro e salire la scalinata a causa di lavori di ristrutturazione. Tuttavia, una valida alternativa, che permette di godere egualmente dell’atmosfera comense, può essere esplorare i paesaggi che circondano la torre attraverso un percorso di trekking.  L’ esperienza inizia già dal viaggio per raggiungere Brunate: la storica funicolare, attiva dal 1894, collega il centro di Como al piccolo borgo in pochi minuti, superando un dislivello di oltre 500 metri e regalando panorami mozzafiato durante la salita. Giunti a Brunate, il sentiero verso il faro si snoda lungo una mulattiera panoramica, immersa tra boschi di castagni, betulle e pini. Il percorso, di circa 1,2 chilometri, è adatto a tutti e offre numerosi punti di sosta dove ammirare il panorama sulla città, il lago e le montagne circostanti. Durante la camminata, si incontrano piccole cappelle votive, testimonianza della profonda spiritualità che ha sempre caratterizzato questi luoghi, e si respira un’atmosfera di pace e silenzio, lontano dal caos cittadino. La terrazza panoramica alla base del Faro è il luogo ideale per una pausa rigenerante, un picnic o semplicemente per lasciarsi incantare dal tramonto che tinge il lago di sfumature dorate e rosate. 
Ph: I Mille

Infopoint Sondalo

Sondalo si trova a pochi passi dai grandi centri turistici dell’Alta Valtellina e sorge ai piedi del Parco Nazionale dello Stelvio, grande e meravigliosa riserva naturale alpina entro la quale si trova parte del suo territorio.
Panoramica Sondalo

Lago Maggiore Storie antiche

Reperti dell’età del ferro, testimonianze dell’era glaciale, monumenti di archeologia industriale, bambole dal Settecento a oggi: il basso Verbano
@inlombardia

L'Antica Strada Regina

A piedi da Menaggio a Rezzonico seguendo il percorso dei pellegrini
Castello di Rezzonico

Il Triangolo Lariano: i Corni di Canzo

Montagne sorprendenti per chi ama l’outdoor, dalle pareti per arrampicatori ai massi erratici per i boulders fino ai trekking in quota con vista lago
Il Triangolo Lariano: I Corni di Canzo

Riflessi cristallini sul Lago Aviolo

In alta Valle Camonica in provincia di Brescia, precisamente a 1.930 m d’altezza, si trova il bacino d’acqua semi artificiale del Lago Aviolo, immerso nel cuore del Parco dell’Adamello. Una meta di indiscutibile bellezza per i colori cristallini dell’acqua, per le ampie fioriture primaverili, per i limpidi torrenti della zona delle torbiere e per l’imponente ed affascinante Corno Baitone con i suoi 3.331 m, che si riflette proprio nello specchio d’acqua del lago creando magiche atmosfere. Questa escursione è consigliata soprattutto agli appassionati di fotografia, la tavolozza dei blu, dei turchesi e dei verdi cambia spesso anche durante la giornata. È di tipo turistico e non richiede particolari abilità, ma sicuramente calzature adatte a un’escursione. Si può fare tutto l’anno, particolarmente suggestiva in primavera ed in autunno, le stagioni più colorate e dal clima più mite. Ideale anche per chi ama stendersi al sole su un manto erboso, utile per ricaricare le energie in un contesto di pace e tranquillità. Per raggiungere il punto di partenza di questa escursione bisogna dirigersi, con il proprio mezzo di trasporto, fino al Comune di Vezza d’Oglio. Da qui, seguendo le indicazioni per il lago, si svolta a destra nella stretta strada asfaltata che risale la Val Paghera.Dopo circa 6 km si giunge in prossimità del Rifugio Alla Cascata, si prosegue percorrendo qualche altra decina di metri su strada sterrata e si arriva ad un ampio parcheggio nel piazzale delle teleferiche. Da qui si imbocca l’unico sentiero presente (segnavia numero 21) e si inizia a camminare in mezzo ad un bosco di abeti e larici. Il tratto sale in maniera abbastanza decisa fino all’uscita dalla zona boschiva. Qui, girando sulla sinistra, si imbocca un ripido canalone roccioso percorso da un piccolo torrente. Il sentiero aumenta ulteriormente la sua pendenza e dopo aver guadagnato una ventina di metri di dislivello devia nella parte destra del canalone (superando il torrente). Il sentiero in questo tratto e in quelli direttamente successivi si mantiene abbastanza ripido e costituito da svariati gradoni di roccia naturali, che rendono la sua percorrenza abbastanza impegnativa, ma priva di reali pericoli. La forte pendenza inoltre permette di raggiungere rapidamente i 1.930 m di quota del rifugio; per i più allenati basteranno infatti solamente 45 minuti per compiere l’intera escursione. Una volta superato il primo canalone se ne imbocca immediatamente un secondo, percorso da un torrente un po’ più voluminoso del precedente. In certi tratti il sentiero sarà quindi coperto d’acqua, ma piccole assi di legno e rocce posizionate in punti strategici renderanno comunque agevole superare questi segmenti. Oltrepassato il torrente si giunge ad una zona pianeggiante e più ricca di vegetazione. Qui, nei pressi di una galleria chiusa da un cancello, si individua sulla sinistra il tratto del sentiero che sale. In una decina di minuti si percorre l’ultima sezione, addentrandosi in un fitto cespuglio e affrontando una salita che si fa via via sempre più morbida fino al raggiungimento del rifugio. L’arrivo al Rifugio Sandro Occhi all’Aviolo è accompagnato dalla splendida vista che si apre sul Monte Aviolo, 2.881 m. La struttura è molto ampia, mette a disposizione 54 posti letto, dispone di un locale invernale sempre aperto e al suo esterno c’è una fontana per riempire le borracce. Generalmente l’apertura è fissata per metà giugno, mentre la chiusura avviene nei mesi di settembre o ottobre. Il suggestivo spettacolo della Conca dell’Aviolo però si può ammirare solo percorrendo ancora qualche metro, fino a giungere alla piccola diga che chiude il lago nella sua estremità nord. Dal lago è possibile intraprendere molti altri itinerari più o meno impegnativi: • Si può raggiungere il Passo Galinera e il suo bivacco, proseguendo poi fino al Rifugio Malga Stain. • Dal lago ci si collega al Passo delle Gole Larghe, che conduce ai Laghi d’Avio e al Rifugio Garibaldi. Nei pressi della diga è possibile uscire dal sentiero e svoltare a destra per avvicinarsi allo specchio d’acqua. In quest’area non esiste un vero e proprio sentiero, ma ci sono comunque molte tracce, rese abbastanza evidenti dal passaggio di mucche ed escursionisti, che permettono di raggiungere piccole spiaggette erbose (probabilmente i luoghi più panoramici in assoluto). In generale sono numerose le deviazioni che dal sentiero 1 conducono a qualche punto panoramico proprio a ridosso delle sponde del lago. Il sentiero con segnavia numero 1 prosegue sulla sponda orientale del lago fino a raggiungere la sua estremità, per poi salire verso il Passo Galinera. Il consiglio è quello di passeggiare lungo le sponde del lago e lasciarsi rapire dalla bellezza dei colori di questo luogo, senza però dimenticare una visita anche alle piccole torbiere poste poche centinaia di metri più a sud (raggiungibili superando il ponticello in legno alla fine del lago). La zona paludosa è creata dal torrente Val d’Aviolo (immissario del lago). Le numerose assi di legno e ponticelli aiutano ad affrontare questo tratto senza il rischio di bagnarsi. In estate tutta quest’area è ricoperta dal verde vivido dell’erba e dall'azzurro delle varie diramazioni del torrente, in autunno invece la piana erbosa si tinge di arancione e sulle betulle e i larici attorno al lago esplodono colori giallastri: uno spettacolo completamente diverso da quello estivo. Camminando per qualche altro minuto lungo il sentiero è possibile raggiungere un osservatorio faunistico da dove, con un po’ di silenzio e fortuna, sarà possibile vedere stambecchi e camosci. È consigliato contattare il rifugio per verificare l’apertura dell’osservatorio. Dopo 1 ora di salita l’escursione si conclude appena dopo il lago, in prossimità dell'osservatorio faunistico. La discesa si articola lungo lo stesso tratto dell’andata. Le considerazioni fatte precedentemente valgono a maggior ragione durante la discesa: non ci sono aree pericolose, ma i grossi gradoni naturali richiedono un po’ di attenzione, soprattutto in caso di rocce bagnate dai torrenti.
Riflessi cristallini sul Lago dell’Aviolo - ph: Stefano Poma

Il miglior panorama sul Lago d’Iseo

Questo facile itinerario è dedicato a chi ha un’anima romantica, a quelle persone che amano raggiungere luoghi dagli spettacolari panorami. Percorribile da tutti in ogni stagione dell’anno, privilegiando primavera ed autunno per il clima mite, e ad ogni orario della giornata per assaporarne i diversi colori del cielo che si riflette nel lago. All’alba e al tramonto avranno la meglio i gialli e gli arancioni, all’imbrunire il blu con le luci dei paesi in lontananza che iniziano ad accendersi. Vista la semplicità del percorso non è un problema salire o scendere al buio con una torcia. La Balota del Coren, conosciuto anche con il nome di Corno del Crilì è un masso roccioso posto a 615 m d’altitudine, appena sopra l’abitato di Iseo. La sua posizione privilegiata, anche se non altissima, lo rende il miglior balcone naturale per poter osservare dall’alto le Torbiere del Sebino, la pianura e la parte meridionale del Lago d’Iseo. Nelle giornate particolarmente terse si possono ammirare anche le prealpi bergamasche dall’altro lato del lago. L’itinerario parte dal suggestivo paese di Provaglio d’Iseo, in provincia di Brescia, lasciando il proprio mezzo di trasporto in uno dei numerosi parcheggi gratuiti vicino a via XXV Aprile. Da qui bisogna proseguire a piedi imboccando via San Rocco, segnalata Sentiero CAI numero 290 tramite bandierina rossa e bianca. I primi 500 m purtroppo vanno percorsi lungo un tratto di strada asfaltata e in forte pendenza che, in pochi minuti, consente di arrivare al parcheggio dell’Osteria del Piano delle Viti. Se si ha intenzione di mangiare qui, una volta conclusa l’escursione, si può prenotare e lasciarvi la macchina. La strada è abbastanza stretta ma molto breve, quindi non sarà un problema percorrerla. Da questo punto in poi il percorso si fa lastricato e ci si immerge prima in verdeggianti colline che pian piano lasciano spazio a fitte macchie boschive mediterranee. Proseguendo per un altro chilometro, prima in piano e poi in forte salita, si raggiunge la prima meta del percorso: il Santuario Madonna del Corno (sono trascorsi solamente 20 minuti dalla partenza). La struttura, oltre alla chiesetta e al campanile, dispone di un piccolo locale che funge da rifugio. All’esterno è presente un piccolo prato, alcune panchine e un’area pic-nic. Il rifugio viene gestito dal CAI di Provaglio d’Iseo e per potervi accedere è necessaria preventivamente una telefonata. La parte più interessante di questa zona è la piccola terrazza di fronte alla chiesa, che offre una bellissima visuale sul paese e più in generale su tutta la Franciacorta. Da qui è inoltre possibile scorgere la porzione sud della riserva naturale delle Torbiere del Sebino, parzialmente coperta da un costone di roccia sormontato da una grande croce bianca (la croce di Provaglio d’Iseo). Appena dopo il santuario, il Sentiero CAI numero 290 devia a destra in maniera molto decisa nei boschi: è il tratto da percorrere per raggiungere la Balota del Coren, proseguendo dritto lungo la strada, si può continuare verso la croce di Provaglio d’Iseo (si tratta solamente di altri 15 minuti di camminata). Questo tratto è praticamente in piano e in pochi minuti ci fa avvicinare ad un gruppo di case, da qui si svolta a sinistra per raggiungere un capanno di caccia in mezzo ad alcuni alberi. Il poco dislivello guadagnato ha già modificato completamente la vista che si può avere sulla zona circostante: se prima a nord c’erano solamente boschi ora si iniziano a scorgere distintamente alcuni scorci sul lago d’Iseo e sulle montagne alle sue spalle.Si prosegue ancora per qualche minuto e tra gli alberi si inizia a intravedere la sagoma della croce. Lo sperone di roccia su cui è posta si trova praticamente a ridosso delle Torbiere sottostanti e proseguendo non è possibile raggiungere una posizione maggiormente sopraelevata, infatti tutti i sentieri dopo la croce scendono verso i paesi limitrofi. La posizione è quindi particolarmente fortunata: oltre alla solita visuale sulla Franciacorta si può ora spostare lo sguardo verso ovest per cogliere la totalità delle Torbiere e vedere anche tutti i paesi che sorgono sulle sponde sud del lago.Da qui è inoltre possibile seguire nella sua interezza il tramontar del sole, che crea dei bellissimi riflessi sullo specchio d’acqua delle Torbiere. Nonostante questo punto offra già un panorama mozzafiato, vale la pena far ancora un po’ di fatica per salire fino alla Balota del Coren, dove la vista a 180° non è ostacolata da nessun albero. Bisogna tornare sui propri passi fino a raggiungere nuovamente il santuario e da qui svoltare a sinistra seguendo l’indicazione Sentiero CAI numero 290. Questo è sicuramente il tratto dove bisogna far più attenzione, sia per la pendenza sia perché finisce il fondo lastricato ed inizia quello naturale boschivo. Per circa 30 minuti si prosegue in mezzo agli alberi, su un sentiero che con alti gradoni naturali di roccia si guadagna il grosso del dislivello mancante per arrivare a quota 615 m. Poco prima dell’arrivo il bosco si apre leggermente, permettendo di vedere nuovamente il lago e distinguere in lontananza il masso di roccia, nonché il nostro punto d’arrivo. Superato lo spiazzo ci si addentra nuovamente nella vegetazione e si percorre l'ultima salita prima di raggiungere un capanno di caccia fisso. Qui il sentiero inizia a scendere per qualche metro e dopo una svolta a sinistra finalmente ci accompagna fin sopra il Corno del Crilì. La vista da quassù è veramente eccezionale: sulla nostra sinistra la pianura, a destra il lago, sotto il paese di Iseo e in lontananza l’esatto punto dove tramonta il sole, proprio in corrispondenza della fine del lago. Sul masso più alto di questa formazione naturale è posta una piccola croce di legno. Il panorama è bellissimo anche rimanendo distanti e osservando la croce dal bosco, volendo, però, il sentiero prosegue ancora permettendoci di raggiungere l’estremità delle rocce, fino a toccare la croce. Questo tratto non è pericoloso, ma è ovviamente sconsigliato se soffrite di vertigini, i pochi metri di superficie piana disponibile attorno alla croce non sono inoltre recintati o protetti in nessun modo, quindi bisogna fare molta attenzione. I 3 punti panoramici dell’escursione si posizionano lungo l’itinerario in ordine di difficoltà di raggiungimento, per questo, a seconda dell’allenamento e del tempo a disposizione, si può decidere se visitare solo il santuario (il più facile), aggiungere all’escursione la croce (leggermente più complesso) o decidere di arrivare alla piccola croce di legno sul masso della Balota del Coren. La via di discesa è la stessa della salita. - Ph: Stefano Poma
Il miglior panorama sul Lago d’Iseo

Nuclei rurali di Spriana

Contrada Portola/Cao - Spotolo

Il Palazzo Comunale

Un simbolo della storia della Città
il Palazzo Comunale visto da Piazza Visconti

Da Valgreghentino intorno al Monte di Brianza

Il territorio di Valgreghentino è attraversato da numerosi torrenti e ruscelli che nascono dal monte per poi confluire nel torrente Greghentino, diretto affluente del fiume Adda. Il nome del paese deriva proprio dal torrente Greghentino, il cui toponimo fa riferimento ai sui gorghi d’acqua e attesta la ricchezza d’acqua del suo territorio. Parcheggiata l’auto in via Monsignor Gilardi, un cartello indica la frazione di Molinello Superiore, il cui toponimo suggerisce la funzione avuta in passato da questo antico nucleo insieme al sottostante Molinello Inferiore. Dopo aver attraversato il ponte che sovrasta il torrente Greghentino, si sale seguendo un acciottolato fino al vicino nucleo rurale di Molinello Superiore e sul lato sinistro imbocchiamo la vecchia mulattiera. Lungo il percorso che sale alla frazione di Dozio, una serie di lapidi ripercorre la vita della Beata Vergine Maria. Arrivati al cippo IX mantenere l’acciottolato sulla sinistra e continuare a salire. In località Ganzola, si esce dal bosco per incontrare alcuni terrazzamenti recentemente recuperati, un tempo coltivati a foraggio e vigneto, ora coltivati a frutteto misto e piccoli frutti dall’Azienda Agricola Sella Mauro di Valgreghentino. Un ampio panorama si apre sulla valle dell’Adda e le Prealpi Lecchesi. Proseguendo si arriva dopo qualche centinaio di metri al piazzale antistante (sulla destra) del Santuario della Madonna di Częstochowa, un tempo Chiesa di San Martino di antiche origini medievali. È possibile visitare ogni giorno il giardino attorno al Santuario, mentre per l’apertura della chiesa è necessario contattare la Parrocchia di Valgreghentino. Proseguendo sulla sinistra si arriva all’abitato di Dozio, citato già nel 1300 da Goffredo da Bussero, come “Locus Docio”, prima comune autonomo e ora frazione di Valgreghentino. I terrazzamenti di Dozio erano un tempo coltivati a ortaggi, soprattutto piselli e taccole, frutta e vite per conseguire l’autosufficienza alimentare. Piselli, taccole e altri prodotti del campo erano poi venduti ai grossisti o scambiati con altri prodotti al mercato agricolo che si teneva a Valgreghentino. All’incrocio con la strada asfaltata svoltare a sinistra e fiancheggiare l’abitato. Degno di nota è il grande lavatoio (recentemente ristrutturato dal Parco di Montevecchia e della Valle del Curone) che si trova nel cuore del nucleo rurale, lo scolmatore della vasca è un coperchio di sarcofago di epoca tardo antica. Mantenere l’acciottolato che sale fino all’incrocio con il bivio, dove una palina sulla destra indica la direzione per Consonno, segnavia n. 9. Un’ampia radura dove pascolano cavalli si affaccia sul panorama montano dove si staglia il Monte Resegone, il Monte Ocone, il Monte Tesoro e la Val Cava. Il sentiero prosegue ora in costa lungo una strada agro-silvo-pastorale per circa un paio di chilometri attraversando la Val De’ Vai, dove nasce uno dei più importanti affluenti del Greghentino. La fitta copertura boschiva di questa zona è costituita in prevalenza da castagno e robinia, anche se non mancano acero montano, frassino maggiore, carpino nero e quercia. L’itinerario arriva di fronte alle prime rovine di Consonno, l’Hotel Plaza e sulla destra i resti del trenino panoramico che conduceva i visitatori per un giro turistico di quella che avrebbe dovuto essere la LasVegas della Brianza. All’incrocio con la strada asfaltata piegare a destra verso la Canonica di San Maurizio, ora adibita a edificio rurale, sulle cui mura campeggiano affreschi raffiguranti stemmi cardinalizi. Il borgo di Consonno ha un’origine antica. Il toponimo “Consonnum” è citato in una pergamena già nell’anno 1085. Consonno era un tempo un tipico paese dell’Alta Brianza, il cui abitato era costituito da cascine, stalle e fienili. I suoi terrazzamenti erano coltivati per la produzione di ortaggi, soprattutto porri e taccole, che venivano poi venduti nei mercati di Milano; mentre i marroni venivano coltivati nelle selve castanili lì intorno, come attesta la presenza di un importante essiccatoio, andato distrutto insieme al borgo. Negli anni ’60 un eccentrico imprenditore milanese, Conte Mario Bagno acquistò Consonno pensando che fosse il luogo ideale in cui costruire una "città dei balocchi". Il borgo fu così demolito per fare spazio a ristoranti, una balera, un albergo di lusso, diverse costruzioni con richiami alle più variegate culture e stili architettonici, un castello medievale e il celeberrimo minareto, un campo di golf, un tiro assegno, una pista per il pattinaggio, un luna park e un giardino zoologico. Nell’ottobre 1976 continue piogge provocarono una frana che interruppe la strada che saliva a Consonno. Fu l’inizio del declino della città fantasma. Anche gli ultimi abitanti di Consonno, che avevano visto una opportunità per vendere i propri prodotti agricoli ai turisti lo abbondarono. Oggi Consonno si presenta in uno stato di totale abbandono e degrado. Molti degli edifici rimasti sono pericolanti e ne è vietato l'accesso perché è proprietà privata e in secondo luogo per motivi di sicurezza. I suoi terrazzamenti e le sue selve castanili sono oggi avvolti dai rovi e assorbiti dal bosco che avanza. Dal minareto si deve camminare seguendo la strada asfaltata che scende fino ad incrociare la strada che sale alla Canonica di San Maurizio. Svoltare quindi a destra per visitare la Chiesa di San Maurizio e la canonica, ora utilizzata come edificio rurale e le rovine di Consonno, come l’Hotel Plaza. Dalla Chiesa di Consonno, l’itinerario prosegue a sinistra sulla strada che accoglie i visitatori con imponenti insegne arrugginite che recitano "A Consonno è sempre festa" oppure "A Consonno tutto è meraviglioso", fino ad arrivare ad una grande costruzione in rovina che sovrasta la strada, un tempo hotel chiamato “Pavesino”. Il panorama che si gode sulla Valle dell’Adda è magnifico e richiama paesaggi leonardeschi. Superato l’edificio svoltare subito a destra lambendolo, percorrendo per circa un paio di chilometri unsentiero che, incrocia più volte il taglio per la pulizia delle linee elettriche e lungo il quale infestanti di varia natura banalizzano dal punto di vista della vegetazione l’ambiente boschivo. Scendendo il percorso offre una bellissima vista sul versante bergamasco e il paese di Carenno.Prima di arrivare alle prime case del piccolo borgo di Serigola, si può osservare la presenza di boschi terrazzati con la prevalenza di formazione di ciliegi. Il piccolo nucleo rurale, chiamato in dialetto "Serigula" si trova nel comune di Olginate. Il suo toponimo è legato all’acqua e il suo significato deriverebbe da roggia, acqua corrente; come il torrente che scorre proprio al limitare delle prime abitazioni. Il paesaggio attorno all’abitato è caratterizzato da numerosi terrazzamenti in buona parte ancora coltivati a frutta e ortaggi, con la presenza di molti ronchi (i tipici orti della civiltà contadina). Superato l’abitato di Serigola, all’altezza della cappella mariana, prendere l’acciottolato che corre parallelo alla strada e proseguire fino ad arrivare alla frazione di Bornedo. I terrazzamenti sopra Bornedo sono a terra riportata senza l’utilizzo di muretti a secco e sorgono su un pendio che colpisce per la sua verticalità. Si nota la presenza di boschi terrazzati su tutto questo versante. Arrivati alle prime case di Molino, prendere a destra la stretta strada asfaltata che costeggia le pendici del monte e che conduce su un ampio scenario caratterizzato da numerosi terrazzamenti, ancora ben mantenuti e coltivati a oliveto, orti e piante da frutta. Si cammina per circa un chilometro su una mulattiera che si snoda tra campi, muretti a secco e tipici casot (ricoveri attrezzi) che ricordano fedelmente il paesaggio rurale di un tempo, quando l’economia di sussistenza era legata indissolubilmente all’agricoltura. Il panorama si affaccia sopra la Val di Racul, un verde altopiano che da Valgreghentino scende fino a Olginate e che rappresenta l’areale di caccia prediletto dal gufo reale (specie nidificante nella vicina Olginate). Arrivati alle prime case della piccola frazione di Parzano, svoltare a destra all’incrocio con la strada asfaltata e salire fino ad arrivare ad un bel lavatoio, sulla cui parete è affrescata la Madonna del Rosario. Fiancheggiare l’abitato di Parzano tenendo l’abitato sulla destra e imboccare il sentiero che corre lungo una recinzione verde fino ad arrivare alle case della frazione di Ospedaletto, il cui toponimo ricorda la presenza di un ospizio per pellegrini o infermi. Interessante da vedere la chiesa della Beata Maria delle Grazie e di S. Antonio da Padova, ora non più consacrata e la cappelletta con le ossa dei morti della peste del 1600.Dopo aver superato l’ossario scendere fino al bel lavatoio, che si trova all’inizio di Ospedaletto, svoltare a destra e tornare al parcheggio di Molinello.
Da Valgreghentino intorno al Monte di Brianza

In Lombardia per borghi in 7 mete da scoprire

Fortunago (PV)

Nei borghi del Lago d'Iseo

I borghi e i paesi sul lago d’Iseo sono gioielli di viuzze e negozi, tra storia e naturalismo.