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Castelletto Circuit- Motodromo & Autodromo

Motodromo & Autodromo a Castelletto di Branduzzo

Train&Bike in Lombardia

Emozionanti avventure e rilassanti gite in sella ad una bici, alla scoperta delle bellezze lombarde
Train&Bike in Lombardia

Alpe Meriggio, Alpe Campo Cervé e Lago della Casera- In giro per Alpeggi

Albosaggia

Val Caronella

La Val Caronella, all’interno del Parco delle Orobie Valtellinesi, offre itinerari escursionistici adatti a tutti con la possibilità di osservare stupendi panorami sulla media Valtellina. Raggiunto l’antico borgo di Carona (scendendo da Aprica verso Sondrio e deviando per la Val Belviso e successivamente per Carona), dove possiamo lasciare l’auto e ammirare l’antica chiesetta dedicata a S. Omobono risalente al 1400, inizia una strada sterrata che ci porta senza grossa fatica prima alle baite di Pra’ di Gianni (1350 m) e dopo poco all’area attrezzata di Pra’ della Valle (1370 m). Da questo punto è facile osservare e raggiungere le caratteristiche cascate per poi continuare su un sentiero più ripido e raggiungere la malga Caronella (1860 m). Per i più allenati il sentiero sale verso il passo di Caronella a quota 2600 metri (itinerario di 4/5 ore) per poi scendere per l’alta valle del Serio verso i bacini del lago del Barbellino dove si trovano il rifugio Barbellino e il Rifugio Antonio Curò.  La Val Caronella e la Val Bondone sono Sito di Importanza Comunitaria, Rete Natura 2000.
Val Caronella

Laghetti Sassersa e Val Ventina

Si riparte riprendendo la traccia a monte del laghetto Inferiore passando al grande masso che segnala un bivio, si trascura l’indicazione a sx che sale agli altri due Laghi di Sassersa prendendo quello dritto per il per il P.so Ventina. Si continua superando un’ulteriore conca tra pietraie grossi massi e qualche nevaio fino a raggiungere l’intaglio del P.so Ventina, caratterizzato alla sua dx da una roccia a forma di grossa scaglia. Dal passo si gode di un panorama grandioso sul gruppo del Disgrazia e sul suo ghiacciaio, nonché sulla splendida Val Ventina. La discesa in val Ventina è piuttosto ripida e a inizio stagione può presentarsi a tratti innevata, meglio informarsi prima sulle condizioni. Per la verità un nevaio è quasi sempre presente ma trovandosi nella parte bassa non crea problemi anche perché può essere facilmente evitato. Al termine della discesa si percorre un tratto che fiancheggia il filo della gigantesca morena del ghiacciaio (meglio non affacciarsi troppo) poi si cala gradatamente all’alpe Ventina incrociando prima il rifugio Ventina, poi il rifugio Gerli Porro. Lo stesso percorso si può intraprendere all'inverso.

Lungo le Tee, nella valle delle pecore

Questo itinerario è caratterizzato dalla presenza delle Tee, antiche abitazioni in legno molto suggestive, utilizzate in passato dai pastori nel periodo estivo, ora in buona parte ristrutturate. Le Tee sono caratteristiche della val Federia, una vallata poco frequentata in inverno poiché priva di impianti di risalita e piste da sci ma che merita di essere conosciuta e vissuta per i suoi splendidi paesaggi innevati. Il percorso che le vedrà protagoniste si può percorrere facilmente con ciaspole ai piedi, lungo un tracciato ben visibile e costantemente segnalato da pali verdi e rossi. Il momento ideale per iniziare il percorso è quello di metà mattinata quando il sole lo illumina e l’aria si scalda, inoltre la vallata si trova dietro un alto promontorio che, in stagione invernale, nasconde il sole già verso le 14 del pomeriggio, mentre il fondovallenon viene mai irraggiato. Si consiglia di non vestirsi eccessivamente per il primo tratto poiché molto soleggiato e in salita, ma di coprirsi bene nel tratto di ritorno poiché la differenza di temperatura è rilevante. Val Federia letteralmente significa “la valle delle pecore”, infatti in un passato non molto lontano questo territorio era gestito principalmente da pastori i cui pascoli si estendevano per quasi 63.000 ettari. La valle era anche una zona di grande valore commerciale grazie ai numerosi passi montani, il più importante dei quali è il passo di Cassana. Quest’ultimo mette in contatto il livignasco con l’Engadina, un passo ricco di storia soprattutto nel contesto delle guerre di Valtellina (1620-36) in cui le tre Leghe Grigie tentarono di riprendersi la Valtellina e i Contadi di Chiavenna e Bormio dopo l’insurrezione dei nobili cattolici del 1620. Va lasciata la propria automobile al parcheggio P3 a Ponte Calcheira, poi si prosegue a piedi lungo la strada per qualche decina di metri fino a raggiungere, sulla destra, l’inizio del cammino opportunamente segnalato da un cartello verde col simbolo degli itinerari per ciaspole. Ci si inoltra in salita nello splendido bosco di larici affiancato dal torrente Valle del Saliente, si segue il percorso senza alcuna difficoltà, essendo ben visibile e marcato grazie ai pali segnaletici di colore verde. Il primo tratto di salita è piuttosto ripido ma nulla di impegnativo e in poco tempo, dopo una rilassante escursione nel bosco, si sbuca all'aperto costeggiando le prime caratteristiche baite in legno e pietra. Le pendenze in questo tratto si fanno più agevoli e, a mano a mano che si sale, il paesaggio alpino si apre a 360 gradi regalando emozioni uniche. Dietro si può ammirare il lato più a nord di Livigno incastonato dai monti innevati, ma la vista più spettacolare è quella che vi si apre di fronte e che si rivela poco a poco lungo la camminata mostrando la vallata in ogni sua angolazione. Lungo il percorso si possono vedere le impronte lasciate nella neve dagli animali selvatici, e, per i più appassionati, è divertente cercare di scoprire a quale specie appartengano.Raggiunta la parte più elevata della passeggiata, circa 2050 m di altitudine, il sentiero prosegue in leggera discesa inoltrandosi ben presto in un bosco di larici. Una volta che si esce dal bosco si oltrepassano delle baite: in lontananza, in fondo alla vallata, con i suoi 3050 m di altitudine troneggia il Pizzo del Leverone la cui vista lascia senza parole. Qualche scatto di ricordo e si prosegue fino a raggiungere una svolta a sinistra, poco oltre ad una bellissima Tea, la Tea da Memi, un piacevole punto di ristoro dove gustare piatti tradizionali e caserecci.A questo punto comincia il tratto che riporta indietro fino al parcheggio. Nei primi metri bisogna prestare un po’ di attenzione perché il cammino prosegue lungo una corta ma ripida discesa. Arrivati in fondo si piega a sinistra costeggiando dapprima la strada per un breve tratto, dopodichè, poco prima della splendida chiesetta di Federia, bisogna solitamente togliere le ciaspole poiché si deve proseguire per circa 500 metri lungo la strada che in inverno è completamente ghiacciata. Poco prima di un nucleo di baite, sulla destra si trova il paletto verde che indica il tratto finale del percorso, bisogna rimettersi le racchette da neve e proseguire in discesa lungo il torrente Federia fino a raggiungere il ponte Calcheira da dove è cominciata la camminata. Importante: secondo nuove norme, per le attività di sci alpinismo e ciaspolate, a partire dal primo gennaio 2022 è obbligatorio portare con sé il dispositivo Artva comprensivo di pala da soccorso e sonda (per eventuale pericolo slavine o valanghe).
Lungo le Tee, nella valle delle pecore

Passo Gavia

Dopo il Passo Stelvio, è il passo alpino più alto d’Italia e mette in collegamento la Valtellina con Ponte di Legno, in provincia di Brescia
Passo Gavia - Valtellina turismo - Lombardia - ph: Juri Baruffaldi

Il Passo dello Spluga

Uno dei valichi più importanti delle Alpi, conosciuto fin dall’antichità per il suo agevole transito e protagonista anche del Giro d'Italia
Il Passo dello Spluga - Valtellina - Lombardia - ph: Consorzio Turistico della Valchiavenna

Tour in Franciacorta

Visita allo storico Museo Agricolo e del Vino Ricci Curbastro, alla cantina con spiegazione del Metodo Franciacorta e degustazione dei nostri vini

Trekking nelle Alpi Orobie – 2 giorni

Due giorni alla scoperta delle Alpi bergamasche

Visita in notturna al parco di Villa Carcano

Visita accompagnata all'immenso parco di Villa Carcano ad Anzano del Parco (CO)

Vigevano, città ducale

A pochi chilometri da Milano, superato il fiume Ticino, si entra nel territorio della Lomellina, dove fu introdotta nel 1470 nella pianura padana la coltivazione del riso, ingrediente base della cucina milanese.