- Arte e Cultura
Museo del Cavatappi
Nella valle del Pinot Nero a Montecalvo Versiggia dove i cavatappi valgono come diamanti
Ci sono luoghi che riservano sorprese inaspettate. Montecalvo Versiggia, minuscolo comune dell’Oltrepò Pavese aggrappato alle colline della Valle Versa, è uno di questi. Tra vigneti che sembrano dipinti, frazioni silenziose e un’aria che sa di mosto e resina, si nasconde un museo capace di catturare l’attenzione di chiunque: il Museo del Cavatappi, primo e unico in Italia ad essere promosso e gestito da un ente pubblico - il Comune stesso - interamente dedicato a questo piccolo, ingegnoso strumento senza il quale nessuna bottiglia di vino potrebbe rivelare i propri segreti.
Inaugurato nel luglio 2006, il museo ha trovato sede nella vecchia canonica della chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro: un edificio che nel tempo è stato canonica, scuola elementare del paese e oggi custode di una collezione straordinaria. Il Comune ha curato personalmente i lavori di ristrutturazione, trasformando questi spazi - distribuiti su due sale, una al piano terra e una al primo piano - in un percorso espositivo affacciato sul sagrato della chiesa medievale.
Perché proprio qui? La risposta è nel paesaggio circostante. Montecalvo Versiggia è la capitale italiana del Pinot Nero: con circa 28.000 quintali di produzione annua, è il primo comune dell’Oltrepò Pavese per questo vitigno, lo stesso che in Champagne regna sovrano. Il 95% delle famiglie ha una cantina di proprietà. In un borgo dove il vino è vita quotidiana da generazioni, dedicare un museo allo strumento che dà accesso a ogni bottiglia non è un capriccio: è un atto di identità.
In sintesi:
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Oltre 200 utensili in collezione, arco temporale di 300 anni
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Primo museo pubblico italiano dedicato interamente al cavatappi
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Inaugurato nel luglio 2006 nella canonica restaurata di Sant’Alessandro
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Due sale espositive e terrazza panoramica sulle colline dell’Oltrepò Pavese
“Cavare i tappi” non significa necessariamente sbottigliare, e non è il semplice gesto di aprire una bottiglia, ma un’azione esatta e meticolosa, un’arte. Si cavano i tappi per liberare la gioia di vivere.
La collezione: 300 anni di ingegno in un piccolo utensile
L’esposizione raccoglie oltre 200 esemplari che documentano l’evoluzione del cavatappi attraverso tre secoli, dall’epoca barocca fino al Novecento. Un percorso inaspettatamente ricco, che rivela come un oggetto di uso comune possa essere uno straordinario specchio della storia tecnologica, estetica e sociale.
Le origini di questo strumento sono tutt’altro che banali: il cavatappi discende dalla verga spiraliforme usata per estrarre le palle di piombo incastrate nelle bocche dei cannoni. Il primo brevetto risale al 1680, concesso all’armeria inglese Messrs Holtzapffel di Londra. Da lì, la diffusione fu rapidissima: il cavatappi si adattò a birre, alcolici, profumi, medicine e boccette d’inchiostro, diventando un oggetto presente in ogni casa d’Europa.
Le tipologie in collezione
La raccolta comprende le principali categorie storiche del cavatappi:
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A leva singola: tra i modelli più classici e longevi della storia del cavatappi
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A leva doppia: meccanica raffinata, con ampia diffusione nei paesi europei
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Manico a farfalla: il tipo più iconico e riconoscibile, ancora oggi diffusissimo
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A campana: forma elegante di derivazione europea, con struttura a copertura
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A tempietto: disegno di ispirazione architettonica, di grande pregio estetico
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A pantografo: meccanismo articolato e originale, raffinato esempio di ingegneria minuta
Ogni pezzo è una piccola opera di design industriale ante litteram: materiali pregiati, forme studiate, lavorazioni artigianali di grande finezza. L’evoluzione stilistica degli esemplari in collezione rispecchia fedelmente i cambiamenti del gusto e delle abitudini legate al vino, dall’Ancien Régime all’industrializzazione ottocentesca fino alla modernità.
Il panorama e il paesaggio: una meta che vale il viaggio
Uno dei momenti più memorabili della visita è la sosta sulla terrazza del Museo: da qui lo sguardo abbraccia un panorama di rara bellezza. I vigneti della Valle Versa si dispiegano in ogni direzione, ordinati e silenziosi, interrotti da borghi, campanili e dalla sagoma degli Appennini all’orizzonte. È uno di quei panorami che rendono l’Oltrepò Pavese un territorio amato non solo dai produttori di vino, ma da chiunque cerchi un paesaggio autentico e non ancora consumato dal turismo di massa.
Montecalvo Versiggia è un comune del tutto particolare: non ha un centro unico, ma è una costellazione di sessanta frazioni sparse su tre valli, ognuna abitata da poche decine di persone. Un luogo sospeso nel tempo, dove la dimensione umana è ancora quella dell’agricoltura, della cantina, del silenzio dei campi.
Intorno al Museo, a pochi passi, sorgono altri tesori: la chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro (XIV secolo), il castello medievale del XII secolo (ricostruito nel XIII e rimaneggiato nel Quattrocento), e la trecentesca chiesa della Madonna dell’Uva, che ogni anno celebra la vendemmia con una grande festa popolare.
Dove pranzare: la cucina dell’Oltrepò Pavese a tavola
Una visita al Museo del Cavatappi si abbina naturalmente a una sosta a tavola. L’Oltrepò Pavese è territorio generoso, e nei dintorni di Montecalvo Versiggia - tra Santa Maria della Versa, Stradella e i borghi collinari della Valle Versa - non mancano trattorie e ristoranti tipici dove assaporare la cucina locale nella sua forma più autentica.
I menù propongono spesso i grandi classici della tradizione pavese e oltrepadana: salumi artigianali (coppa, salame, pancetta stagionata), paste fresche fatte in casa come i plin e i ravioli al sugo di arrosto, risotti con i funghi porcini dei boschi appenninici, carni alla brace e formaggi locali. Il tutto accompagnato, ovviamente, dai vini del territorio: il Pinot Nero in purezza, la Bonarda frizzante, il Buttafuoco e la Barbera sono le etichette più rappresentative che ogni ristorante della zona propone con orgoglio.
Molti locali della zona offrono anche degustazioni abbinate, dove ogni piatto è pensato per valorizzare un vino specifico del territorio: un’esperienza che trasforma il pranzo in un percorso sensoriale, perfetto per completare la visita al museo e immergersi nella cultura vinicola di questa terra.
Informazioni pratiche per la visita
Indirizzo: Sagrato della Chiesa di Sant’Alessandro, Montecalvo Versiggia (PV)
Orari estivi: Da giugno a settembre, domenica ore 15:00 – 18:30
Resto dell’anno: Su prenotazione
Telefono: +39 0385 951008 / +39 0385 99712
Gestione: Comune di Montecalvo Versiggia
Come arrivare
In auto: da Stradella, seguire verso Santa Maria della Versa, poi proseguire lungo la Valle Versa (SP201) fino a Montecalvo Versiggia, frazione Crocetta, ai piedi del castello.
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Da Pavia: circa 35 km 35–40 minuti
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Da Milano: circa 75 km 1 ora e 15 minuti circa
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Da Stradella: circa 20 km risalendo la Valle Versa
Cosa fare nei dintorni
Il Museo del Cavatappi è una tappa ideale da inserire in un itinerario più ampio nell’Oltrepò Pavese, la prima zona al mondo per produzione di Pinot Nero dopo la Champagne. Alcune mete da abbinare alla visita:
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Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese: percorso tra cantine, produttori locali e paesaggi vitivinicoli d’eccellenza
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Canevino: antico borgo sull’antichissimo sentiero di San Colombano, tra storia e natura
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Castello Dal Verme di Zavattarello: a circa 12 km, con la sua collezione di arte contemporanea e il borgo medievale tra i più belli d’Italia
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Valle Versa: sentieri tra i vigneti, ideali per escursioni a piedi o in bicicletta
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Museo della Civiltà Contadina di Montalto Pavese: fondato nel 1981 in località Villa Illibardi, raccoglie attrezzi agricoli ed enologici, utensili di cucina e degli antichi mestieri (fabbri, falegnami, ciabattini, sarti); ogni pezzo è catalogato con il nome dialettale e quello italiano
Contatti
Comune di Montecalvo Versiggia Tel: 0385/99712
E-mail: protocollo@comune.montecalvo.pv.it
Orari
Apertura: da maggio a settembre tutte le domeniche dalle 15.30 alle 19.30
Resto dell’anno su prenotazione