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Il museo dell'arrampicata e dell'escursionismo

In Valmalenco l'arrampicata ebbe inizio nell'Ottocento, un'epoca in cui questa pratica sportiva non era ancora diffusa. Nel 1862 i britannici Edward Shirley Kennedy e Leslie Stephen, accompagnati dalla guida svizzera Melchior Anderegg e dal collaboratore Thomas Cox, conquistarono il "picco glorioso", la vetta del Monte Disgrazia (3678 m), segnando la nascita dell'alpinismo in valle e incentivando al contempo lo sviluppo delle attività turistiche.

Nel 1872 fu inaugurata la sezione Valtellinese del CAI e nel 1880 venne costruito il rifugio Scerscen-Marinelli (2900 m). Gli albori del nuovo secolo conobbero uno sviluppo senza precedenti della pratica alpinistica e più in generale del turismo d’alta montagna: furono costruiti alberghi, altri rifugi e si diffuse una nuova figura professionale: la guida alpina. La Marinelli venne ampliata nel 1905, e nel 1913 fu eretta la Marco e Rosa sul Bernina, a 3600 mt.

Nell’ottanta, a Tresivio nacque Alfredo Corti, appassionato di scienza, alpinismo e fotografia…ma sopra ogni altra cosa del Disgrazia, che fotografò con il grande banco ottico 13 x 18, poi con la grossa macchina fotografica 9 x 12 e infine nel futurista formato stereoscopico 6 x 12, lasciandoci un patrimonio costituito da centinaia di lastre di vetro

La seconda edizione della Guida della Valtellina del CAI, edita nel 1886, riportava i nomi di quattro Guide Alpine della Valmalenco: i fratelli Pietro e Giacomo Scilironi di Spriana, Michele ed Enrico Schenatti di Chiesa. Giacomo Scilironi (detto El Fuin) era uno specialista del Disgrazia. Nel 1884 fu incaricato dal Genio Militare di costruire, insieme ai due Schenatti, una baracca per osservazioni scientifiche sulla cresta del Disgrazia, a poca distanza dalla vetta. Spesso si troveranno delle guide alpine impegnate per costruire rifugi e bivacchi. Michele Schenatti esplorò tra l'altro, con Antonio Cederna, i gruppi montuosi dello Scais e dello Scalino. Di lui si conserva il libretto di guida, rilasciatogli nel 1880 dall'allora presidente del CAI Valtellinese, il conte Luigi Torelli, uomo politico del risorgimento. Enrico Schenatti, cugino di Michele, lavorò soprattutto sul Bernina e sul Disgrazia. Partecipò al primo corso per guida alpina nel 1898. Nel suo libretto di guida si trova l'appunto: Salito il Bernina col Gher (il suo cane), perché non c'erano clienti. Nel 1906 fece la sua centesima ascensione del Disgrazia con la figlia Alice Pia. 

 Nei primi anni del '900 le guide alpine della Valmalenco erano cinque: Enrico Schenatti, Silvio Lenatti (capostipite di un'altra famiglia di guide), Casimiro Albareda (sua la prima salita al Piz Argent), Carlo Albareda figlio di Giovanni e Carlo Albareda figlio di Abbondio. Alle guide si affiancavano sette portatori (gli aspiranti guida di oggi), fra cui Ignazio Dell'Andrino che nel 1914 compì, con Baccio de Ferrari, la prima salita della cresta NE del Disgrazia, la famosa "Corda Molla". Nino Dell'Agosto è uno dei cinque primi salitori del Gran Zebrù, meritò la medaglia d'argento al Valor Militare, sua è anche la prima salita con Alfredo Corti della cresta Est della punta Kennedy. 

 Sul finire degli anni '30, periodo d'oro per i monti della Valmalenco, si mettono in luce varie personalità. Giacomo Schenatti (1903-1989), di cui ricordiamo la prima salita della parete N del Disgrazia (1934), considerata una delle più eleganti vie delle Alpi Centrali.  Cesare Folatti (1898- 1988) di Torre Santa Maria, detto Piz, fu la guida fidata di Luigi Bombardieri. Nel 1932, insieme a Peppino Mitta e Bombardieri, compì la mitica traversata Roseg - Scerscen - Bernina. Nel 1933 gli stessi portarono a termine la salita del grande canalone SO della Forcola d'Argent, detto poi "Canalone Folatti". Folatti fu custode del rifugio Marinelli-Bombardieri fino al 1973, dal 1926 al 1942 custode anche della capanna Marco e Rosa al Bernina, per tradizione sempre gestita dalle guide della Valmalenco
  
Una delle più antiche stirpi di guide alpine e gestori di rifugi è quella dei Lenatti. Silvio Lenatti (1858 - 1915) fu una delle guide partecipanti al primo corso di istruzione per guide alpine nel 1898. I figli Livio e Giovanni Lenatti costruirono la capanna Nuccio in Val Sissone, che nel 1930 passò alla SUCAI di Milano con il nome di rifugio Pigorini, distrutto da una frana nel 1950 e sostituito dall'attuale rifugio Tartaglione-Crispo, eretto in luogo più elevato e sicuro. Nel 1936 il CAI di Milano affidò a Livio Lenatti la gestione del rifugio Gerli-Porro all'Alpe Ventina fino al 1980. Ebbe parte attiva nella costruzione del bivacco Taveggia, fu propositore del Soccorso Alpino in Valmalenco (1950). Enrico Lenatti (1930 - 1998), figlio di Livio, guida dal 1957, subentra al padre nella gestione del rifugio Gerli-Porro. Diventa responsabile del Soccorso Alpino della Valmalenco. La loro tradizione non finisce, abbiamo oggi le guide alpine Alberto Lenatti, maestro di sci ed istruttore ai corsi per guida alpina, Diego Lenatti (gestore del rifugio Ventina), Livio Lenatti, figlio di Enrico, Floriano Lenatti, Giancarlo "Bianco" Lenatti (attuale gestore del rifugio Marco e Rosa). 


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