- Arte e Cultura
Matthias Stom. Un caravaggesco nelle collezioni lombarde
L’esposizione inedita, curata da Gianni Papi, tra i più influenti storici dell’arte seicenteschi, presenta tutte le opere conservate sul territorio lombardo del pittore fiammingo Matthias Stom, la cui intera vicenda, nonostante la qualità espressa nei dipinti, risulta tutt’ora in gran parte misteriosa.
A Brescia giungeranno da Bergamo quattro importanti capolavori da collezione privata (Incredulità di san Tommaso; Dedalo mette le ali a Icaro; Guarigione di Tobia; Cristo fra i dottori), tre fondamentali capolavori dell’Accademia Carrara tra cui due soggetti a lume di notte, nei quali l’artista era specializzato, e un San Giovanni Battista dal convento di San Bartolomeo.
In mostra, anche il grande quadro con Vespasiano che libera dalle catene Giuseppe Flavio, da Santa Maria Assunta a Soncino (CR), e tre opere della Pinacoteca Tosio Martinengo: un’Incredulità di san Tommaso e due inediti, di illustre provenienza.
Se si eccettua l’enorme pala di Chiuduno raffigurante l’Assunzione -che per dimensioni non può essere spostata e che sarà quindi inclusa negli itinerari- si tratta dell’intero corpus dell’artista conservato in Lombardia, a testimoniare un’eccezionale fortuna collezionistica nei nostri territori per questo pregevole pittore.
Matthias Stom
Matthias Stom nasce probabilmente intorno al 1600 in una località delle Fiandre meridionali, ma non vi sono notizie circa la data e il luogo di morte.
La sua parabola creativa si può suddividere in diverse stagioni: da quella iniziale, svolta tra Anversa e Utrecht, a quella romana, la più importante e decisiva per la sua carriera; è nella Capitale che Stom mette a punto un linguaggio fortemente naturalistico, rimanendo sempre fedele alle istanze caravaggesche che non tradirà mai.
Dopo Roma si registrano il soggiorno napoletano, documentabile tra il 1635 e il 1638, quindi quello palermitano, intorno al 1640, dove esegue una strabiliante quantità di opere dalle dimensioni assai notevoli. Nel 1643 è poi a Venezia e vi sarà ancora presente nel 1645, per poi non lasciare più tracce documentarie di sé.