- Musica e spettacolo
Paolo Ruffini - Meno Male
Nasce per raccontare un tempo in cui tutto si condivide, ma nessuno si ascolta davvero. Un tempo in cui siamo connessi con tutti, ma scollegati da noi stessi. Un tempo in cui possiamo essere recensiti anche per un sorriso, dove l’empatia sembra un vezzo, la gentilezza un sospetto, e l’amore… un algoritmo da ottimizzare.
In questo tempo, “Meno Male” è un viaggio tra parole e immagini, ironia e profondità. È uno spettacolo, sì, ma soprattutto è un gesto d’amore. Un invito a rallentare, a pensare, a sentire.
Con il suo stile unico — comico e struggente, lieve e vertiginoso — Paolo Ruffini ci accompagna in una riflessione sulla nostra epoca e sulle ferite (visibili e invisibili) del mondo social. Ci parla di educazione sentimentale, di emozioni e fragilità, di diversità e unicità, ma anche di iperconnessione, algoritmo e “disumanizzazione”. E lo fa con lo sguardo e la voce di chi ha imparato dai bambini a guardare oltre il cielo, a dare valore all’invisibile, a custodire la gioia anche nei giorni storti.
“Meno Male” è un’ode alla gentilezza, all’empatia, alla fragilità come forza. È un monologo per chi vuole continuare ad amare il mondo, anche quando fa male. Per chi sa che l’amore non è debolezza, ma un atto rivoluzionario. Per chi ha ancora il coraggio di credere nella bellezza delle piccole cose: un abbraccio, una poesia, una carezza, una parola detta bene. È teatro, sì, ma è anche vita, memoria, confessione, urgenza.
In scena c’è Paolo ma, virtualmente, anche tutti quei bambini che gli hanno insegnato a vedere ciò che non si vede. C’è Dio — o forse Io, con una “D” tra parentesi — che ci abita ogni volta che scegliamo di non sprecare il nostro dolore. E, soprattutto, c’è il nostro presente: fragile, silenzioso, troppo spesso ignorato mentre rincorriamo notifiche e scadenze.
“Meno Male” è un invito a fermarsi, a respirare, a ritrovarsi. A scegliere la lentezza in un mondo che corre. A sentire, in un’epoca che urla. Perché tutto ciò che conta davvero non sta nello smartphone né in una valigia. Sta in un abbraccio, in uno sguardo, in un attimo condiviso. Sta qui. Ora.
Orari
20:31