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Anfore da trasporto I sec. a. C.– IV sec. d. C.

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Museo di Santa Giulia
Via dei Musei, 81/B, Brescia
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mer, 05/04/2017 - 09:46 -- pfalezza Itinerario:  La città più antica romana e longobarda Le origini e Brescia romana Tipologia:  I Capolavori Tag:  complesso monastico San Salvatore-Santa Giulia Giunte nelle collezioni museali tra il 1906 e il 1935, furono ritrovate durante scavi effettuati nel territorio bresciano. La forma e le analisi archeometriche relative all’impasto argilloso e agli inclusi in esso presenti hanno permesso di risalire al loro contenuto e alla loro provenienza, collocandole in un arco cronologico molto ampio che va dalla fine dell’epoca repubblicana alla tarda età imperiale. Eseguite a tornio in parti separate (orlo e collo, corpo, anse e puntale), poi assemblate tra loro, potevano superare il metro di altezza e avere una tara compresa tra i 5 e i 10 chilogrammi e un peso netto che poteva aggirarsi intorno al quintale. La forma rispondeva generalmente ad alcune regole fisse: orlo stretto e sigillato per evitare la fuoriuscita del contenuto; corpo ampio e capiente per il trasporto di grandi quantità d’olio, snello e allungato per il vino, rivestito internamente da sostanze resinose di colore bruno nerastro; anse arcuate e robuste in modo che l’anfora potesse essere sollevata a pieno carico; fondo provvisto di un puntale più o meno lungo, per consentire lo stivaggio sulle navi da carico, dette onerarie. La tipologia delle forme e la presenza di bolli hanno consentito di risalire ai proprietari delle villae, ricostruendo le aree di produzione e le rotte commerciali che attraversavano la Gallia Cisalpina, sfruttando le vie terrestri, fluviali e collegandola alle maggiori direttrici del Mediterraneo. È risultato che, tra il II e il I sec. a.C., il vino più consumato fosse quello greco, poi sostituito, da quello proveniente dal medio e alto Adriatico (territorio anconitano e istriano); per quanto riguarda le anfore da olio, riconoscibili anche per l’assenza di resine interne, per evitare che risultasse amaro, le più antiche sono databili tra il I sec. a.C. e il I d.C., provenienti dalla zona brindisina, mentre l’olio istriano continuò ad avere il primato almeno fino al III sec. d.C., quando cominciarono a diffondersi le produzioni dalla Betica (odierna Andalusia) e dal Nord-Africa, soprattutto da Cartagine (Tunisi). Altro prodotto molto diffuso fu il garum (salsa di pesce) consumato, senza soluzione di continuità, dal II sec. d.C. in poi. Svuotate del loro contenuto, a parte qualche raro caso di reimpiego per altri generi alimentari, le anfore furono utilizzate per bonifiche agricole e urbane, per fondazioni di domus o villae, o per il drenaggio di terreni. Molto frequentemente, in epoca imperiale, i contenitori più capienti divennero tombe essi stessi, a protezione delle ceneri del defunto o, segati in due, servivano ad accogliere i corpi di uno o più defunti. OPERA DEL MESE ANFORE DA TRASPORTO I sec. a.C.–IV sec. d.C.      Galleria: 

M’amener ici: Antiche anfore da trasporto

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