- Active & Green
Nel cuore della Miniera Ferromin (BS)
La Miniera Ferrominers, dismessa nel 1953 e restituita al pubblico dopo un importante progetto di recupero, permette oggi di entrare in un luogo che per secoli ha accompagnato la vita e l’economia della comunità locale.
Dentro la montagna, dentro la storia
Gallerie e cunicoli scavati nella roccia raccontano una storia antica. La tradizione mineraria di Malonno è legata all’estrazione di rame, cadmio e soprattutto ferro, la cui presenza ha segnato profondamente lo sviluppo del territorio.
Alcuni storici fanno risalire l’attività estrattiva già all’epoca romana, mentre a partire dal Quattrocento l’estrazione e la lavorazione del ferro conobbero un importante sviluppo. Nel Cinquecento entrò in funzione un nuovo forno fusorio e attorno al minerale nacque una vera economia locale: minatori, trasportatori, addetti alla fusione, artigiani e carbonai lavoravano insieme prima che il ferro raggiungesse i mercati di Pisogne, Brescia e Bergamo.
Alla fine dell’Ottocento la produzione locale divenne progressivamente meno competitiva e l’attività si ridusse. La miniera tornò però a vivere nel Novecento, quando la società Ferromin riprese l’estrazione del ferro e riaprì le gallerie.
Quando il ferro dava lavoro a un paese
Negli anni di maggiore attività la miniera arrivò a impiegare circa un centinaio di lavoratori, quasi tutti di Malonno.
Il lavoro era duro e rischioso. Inizialmente l’estrazione avveniva soprattutto manualmente; successivamente furono introdotte perforatrici meccaniche ad aria e poi ad acqua. Il minerale estratto veniva lavorato e trasportato verso gli impianti siderurgici, mentre attorno alla miniera si sviluppavano infrastrutture e strutture di servizio.
Dopo una sospensione nel 1947 e una breve ripresa nel 1951, l’attività cessò definitivamente nel 1953.
Ma la storia della miniera non si fermò con la sua chiusura.
Altri link
Una memoria tornata alla luce
Per generazioni i racconti dei minatori hanno continuato a vivere nelle famiglie di Malonno. Proprio da questa memoria è nata la volontà di recuperare le antiche gallerie.
Dal 2015 il Gruppo Speleologico Camuno ha iniziato a riportare l’attenzione sul patrimonio minerario locale attraverso esplorazioni, attività e prime visite. Nel 2020 ha quindi preso forma il progetto di recupero della miniera, con lavori avviati nel 2023 e conclusi nel 2025.
Oggi il Parco della Miniera Ferromin restituisce questo patrimonio alla comunità e ai visitatori, trasformando un antico luogo di lavoro in uno spazio dedicato alla conoscenza, alla memoria e alla valorizzazione del territorio.
Ad accompagnare le visite sono le guide della cooperativa Ferrominers, nata dalla passione di un gruppo di giovani cresciuti ascoltando le storie dei nonni minatori e frequentando questi ambienti sotterranei.
Un legame che rivive anche attraverso un oggetto simbolico: la lampada a carburo, un tempo inseparabile compagna dei minatori e ancora oggi utilizzata dalle guide durante le visite come testimonianza della storia di chi ha lavorato tra queste gallerie.
Due ore lontano dalla superficie
La visita guidata dura circa due ore e conduce tra gallerie e cunicoli, in un ambiente dove la temperatura si mantiene intorno ai 10 °C.
È un’esperienza che permette di avvicinarsi alla storia mineraria in modo diretto, osservando gli spazi in cui uomini e generazioni hanno lavorato e scoprendo il profondo rapporto che lega Malonno alla sua montagna.
Un viaggio nel sottosuolo, ma soprattutto nella memoria di una comunità.
Informazioni per la visita
Prezzo biglietti: 13€ adulti; 10€ bambini (dai 5-12 anni compresi)
Le visite guidate si svolgono generalmente il sabato e la domenica e la prenotazione è obbligatoria.
Per gruppi e scuole di almeno 15 persone è possibile concordare aperture straordinarie, anche durante la settimana.
L’ingresso è consentito ai bambini a partire dai 5 anni.
Per affrontare il percorso sono necessari scarpe da trekking o scarponcini, pantaloni lunghi e abbigliamento comodo, con felpa o giubbino anche durante i mesi estivi. Caschetto e sottocasco sono forniti dall’organizzazione.
La visita non è consentita alle donne in gravidanza e non è adatta a persone con disabilità motoria o mobilità ridotta, né a persone soggette a crisi di panico, ansia o claustrofobia.