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Il Sentiero Verde dell’ Oglio

Partenza/Arrivo
Da: Sarnico (BG)
A: Ostiano (CR)
Tipologia/Periodo
Cammini
Primavera/Estate/Autunno
Durata/Lunghezza
26 h
101.40km - 5 Tappe
Dislivello
Salita: 252m
Difficoltà
FACILE


Il Sentiero Verde dell’Oglio è tracciato lungo il corso di pianura del fiume lombardo, da Sarnico, allo sbocco del Lago d’Iseo, fino a Ostiano, laddove il Fiume Mella segna il confine tra le Provincie di Brescia e Cremona.

 

Lievemente incassato nella sua valle o sollevato per via dei materiali che porta nel suo letto e dunque, a un certo punto del suo cammino, contenuto negli argini, l’Oglio richiama un paesaggio di boschi, greti, isole sabbiose.

I campi stringono da vicino il fiume, completano il paesaggio quando, col divenire della buona stagione, variano le coltivazioni e si animano di filari alberati, di freschi canali irrigui, di grossi cascinali che sembrano essere lì da sempre. 

L’ ambiente fluviale ha meritato una protezione speciale, ovvero l’istituzione del Parco regionale dell’Oglio Nord. Quest’area protetta, istituita con Legge Regionale nel 1988, si estende si sviluppa lungo il fiume Oglio per un tratto di più di 90 km, dal lago d’Iseo fino al fiume Mella. Il Parco ha un’estensione di 14.170 ettari e si sviluppa sul territorio di 34 comuni fra le province di Brescia, Bergamo e Cremona. All’interno del Parco ritroviamo molte aree importanti dal punto di vista naturalistico, che accrescono quindi l’importanza dell’istituzione dell’area protetta e il suo ruolo nella conservazione della biodiversità.

Il paesaggio fluviale cambia nello spazio e nel tempo, seguendo le stagioni. I terreni coltivati, con i campi geometrici, le cascine, i filari e la rete dei fossi e dei canali irrigui si alternano agli ambienti naturali con i boschi ripariali, ancora notevoli per estensione e qualità. 

Durante le stagioni, la vitalità del fiume condiziona in maniera dirompente il paesaggio mutando la stessa geografia dei luoghi. Le lanche, dove prolifera la vegetazione palustre, sono un effetto della dinamica fluviale. L’Oglio riprende o abbandona il suo letto nel corso del tempo lasciando sempre una traccia. 

 

Le derivazioni idrauliche, congegnate nei secoli dall’uomo, contano nel Parco sedici rogge, o ‘seriole’, delle quali nove sulla sponda bresciana e sette su quella bergamasca, ancora in uso. 

Due realtà politiche - Brescia e Cremona - si sono a lungo fronteggiate sul confine dell’Oglio per rivendicare i diritti d’uso delle acque. Nel corso del Medioevo si fortificarono le opposte sponde con muniti castelli o con veri borghi militarizzati come Orzinuovi, attuale sede amministrativa del Parco, e Soncino

Il percorso si sviluppa per circa 100 km e si affronta in sei tappe, in gran parte lungo il fiume da Sarnico a Borgo San Giacomo, poi prosegue prevalentemente in ambito rurale con alcuni attraversamenti negli abitati.

Immagine di copertina:@dallolio.silvia

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1. Da Sarnico a Palazzolo sull'Oglio

Il cammino inizia da Sarnico, sul lago di Iseo, comune “Bandiera arancione del Touring Club”. Questo riconoscimento premia un borgo inserito in un contesto naturalistico di pregio, con un centro storico caratteristico e ben conservato, con punti vendita di prodotti tipici, ristoranti e strutture ricettive. Ci sono inoltre diversi punti di interesse storici e culturali, tali da meritare una visita. 

I primi passi del cammino sono sul ponte che collega Sarnico a Paratico, con affaccio sul bacino inferiore del Lago d’Iseo. 
Il ponte segna anche il passaggio fra il corso alpino e prealpino dell’Oglio con quello attraverso la pianura fino al Po. Il fiume ha una lunghezza di 281 km dalle sorgenti sopra Ponte di Legno fino alla foce poco a monte di Borgoforte, nel Mantovano. 

Dopo aver indugiato fra le case di Paratico, sulla sponda sinistra, il percorso si avvicina alla vallata e raggiunge la presa della Seriola Fusia, una roggia irrigua che deriva dall’Oglio e risale al XIV sec. "Seriola" è il nome delle rogge nel bresciano. L'acqua della seriola fu utilizzata per l'agricoltura, ma anche come fonte di energia per le prime fabbriche della zona. 

Uno di questi, oggi rimodernato e che si raggiunge dopo circa 40 minuti di cammino, è il cotonificio Niggeler & Kupfer, fondato nel 1876.

Il  sentiero accompagna a lungo la seriola in un ambiente ombroso e ricco di vegetazione, per arrivare a sottopassare i viadotti dell’autostrada A4 e quello monumentale della ferrovia Brescia-Bergamo. 

Palazzolo sull’Oglio si annuncia con un parco pubblico e con una piazza dove, in passato, sorgevano opifici tessili. Da vedere, nella parrocchiale di S. Maria Assunta, un polittico dai vivaci colori di Vincenzo Civerchio dove figura Fedele, il santo patrono della prospera cittadina. La sua statua svetta sulla Torre del Popolo, una torre alta ben 85 metri.

Per lunghezza e dislivello questa tappa può essere considerata poco impegnativa. 

2. Da Palazzolo sull'Oglio a Urago d'Oglio

Lasciato Palazzolo sull'Oglio con la sua torre il cammino continua verso sud, lungo le seriole, le rogge che prendono acqua dall'Oglio, in aperta campagna.

Queste campagne furono nel Medioevo teatro di contese, fra bergamaschi e bresciani, proprio per il possesso delle acque. La battaglia della Mala Morte, per via delle migliaia di soldati affogati nel 1191 nelle acque dell’Oglio, è ricordata in un tempietto commemorativo che s’incontra lungo via. 

Tuttora il fiume fa da confine amministrativo fra le due province.

A Pontoglio si è a ridosso del fiume, presso il ponte del 1622 che diede nome al luogo. Dopo un tratto su asfalto, si accostano le prime cascine di questo lembo sinistro della valle. 

Il sentiero divaga fra i campi e la sponda lungo una frangia di bosco; sottopassa la ferrovia Milano-Brescia e quindi, sottopassando anche la Strada Padana Superiore, entra a Urago d’Oglio, di cui si apprezza la piazza circondata dal castello e dalla chiesa.

Anche questa seconda tappa, per lunghezza e assenza di dislivello, può essere considerata poco impegnativa.

3. Da Urago d'Oglio a Orzinuovi

Lasciata Urago d’Oglio con il suo castello ci si rituffa nella campagna, solcata da ogni parte da fossi e seriole. 

In estate i cascinali sono immersi in un mare verde quando i robusti steli del granturco coprono l’orizzonte. 

Il primo borgo che si incontra è Rudiano, sempre legato alla battaglia della Mala Morte per il controllo delle acque, combattuta tra Bergamo e Brescia nel 1191.

Rudiano, come Urago, si trova sul ciglio della valle. La struttura di questi abitati, in passato rurali, si compone attorno a corti agricole entro piccoli dedali di viuzze che alla fine confluiscono nella piazza principale. 

La parte più antica del paese si trova dietro la chiesa principale ed è la cosiddetta zona del Castello, di forma pressappoco semicircolare e rialzata rispetto al resto del centro abitato, delimitata a ovest dallo strapiombo prospiciente la valle dell'Oglio, e sugli altri tre lati da ampi spazi, occupati probabilmente in passato da mura e fossato difensivo. L'aspetto esterno circolare (solo la zona affacciata sul corso del fiume è quasi rettilinea) è di chiara origine medievale, ma l'organizzazione interna delle viuzze rispecchia un'origine quasi certamente romana, con stradine che si intersecano ad angolo retto in direzione nord-sud (cardines) e est-ovest (decumani). Il termine "castello" non deve evocare ricche dimore nobiliari, bensì il "castrum" latino, cioè un villaggio fortificato.

Lasciato Rudiano si scende nella valle per raggiungere il Santuario campestre della Madonna in Pratis

Fino a Orzinuovi ora non si incontrano altri abitati, ma solo cascinali. Giunti a incrociare la strada discendente da Roccabianca si piega a destra e in breve si giunge alla Lanca Uomo, esempio di rinaturalizzazione di un braccio abbandonato del fiume.  E' un'area di sosta con un chiosco, aperto nella bella stagione.

I boschi spondali sono riserve naturali all’interno del Parco regionale

La prima che s’incontra è il Bosco dell’Isola. Non più governati come in passato, gli alberi rivelano uno scenario primordiale con il sottobosco invaso dagli arbusti e dai tronchi caduti sui quali prolifera una intensa vita biologica. Ci sono alberi amanti dell’umidità: ontani, salici, olmi, robinie, aceri, pioppi. 

La tappa si avvicina alla conclusione al santuario della Madonna dell’Oglio, lungo la vecchia strada che univa Soncino a Orzinuovi, cittadina quest’ultima che si raggiunge seguendo una pista ciclabile. 

Orzinuovi, fondata intorno al 1200, di fronte a Soncino, sopra un dislivello del terreno formato da un antico letto del fiume. Proprio il conflitto con questa città portò alla progressiva fortificazione del borgo, fino a diventare il prototipo della città fortificata rinascimentale, disegnata nel 1520 dal veronese Michele Sammicheli, architetto di fama. La lunga storia della città ha lasciato tracce interessanti dal punto di vista urbanistico, architettonico, culturale, sia nel borgo che nei dintorni.  

La tappa non è impegnativa per dislivello, ma per lunghezza e per la mancanza di luoghi lungo il cammino dove trovare ospitalità o mezzi di trasporto. 

4. Da Quinzano d'Oglio a Pontevico

Orzinuovi, santuario della Madonna dell’Oglio: da qui si riparte per una nuova tappa, in direzione sud, sulla sponda sinistra del fiume. Si cammina tra i boschi e tra i corsi d'acqua. 

La prima riserva che si incontra è il Bosco di Barco, che si estende tra le terre di Orzinuovi e Soncino. È caratterizzato dal pioppo nero, dal salice bianco, dalla robinia. In alcune zone si trova la farnia e l’olmo.

Barco è un piccolo nucleo, collocato sul ciglio della valle, che svela un castello, fatto erigere nel 1463 dai Martinengo, famiglia tenutaria di gran parte di queste terre. 

Lasciato Barco si torna al fiume attraversando altre riserve naturali boschive, fra cui l’Isola Uccellanda, bosco misto con farnie (di cui una monumentale con oltre 150 anni di vita), olmi, pioppi neri. 

Vicino a questa riserva si incontra il nucleo di Villagana, antica contea dei già citati Martinengo. È un piccolo abitato agricolo composto da corti agricole in uso, da abitazioni coloniche e dall’immancabile castello. 

Il nome di Villagana deriva dal latino Ganea ossia ristoro, osteria. Era comune in passato, per chi effettuava lunghi viaggi, fermarsi durante la strada in queste locande che sorgevano lungo le vie più trafficate.
Dell'antica tradizione di ospitalità non resta però molto, solo un ristorante birreria nel Castello. 

Ora il Sentiero Verde fa traccia comune con la Ciclovia dell’Oglio, correndo al piede della scarpata di valle, e avvicina Acqualunga, interessante nucleo con due ville nobili, sviluppatosi nel ‘700 quando si bonificarono le incolte bassure prossime al fiume. 

La campagna assume ora connotati più diversificati, vivaci e si intensificano le alberature. La ciclovia serpeggia fra i campi ormai in vista di Quinzano d’Oglio

Non si può chiudere la tappa senza aver visto, nel locale camposanto, la pieve romanica della Natività di Maria, eretta a fine del XII sec.

5. Da Pontevico a Ostiano

L’ultima tappa inizia a Pontevico, dove merita attenzione l’antico castello e il Museo del Maglio, ricavato in un’antica fucina attiva sino a pochi anni fa.  

Il sentiero ora resta distante dal fiume e cerca una via diretta nella maglia delle strade di servizio alle cascine. Bisogna arrivare a Seniga, per rivedere il fiume che ha accompagnato tutto il cammino.

Il paese fu un ‘porto’ fluviale, poiché un tempo da Pontevico l’Oglio era navigabile con imbarcazioni che potevano arrivare fino a Venezia per il trasporto di mercanzie. 

Di spettacolare assetto a Seniga la seicentesca villa Fenaroli, raffinato prodotto della cultura architettonica bresciana con giardino terrazzato sulla prospettiva del fiume.  

Si raggiunge e si supera la frazione Regona, dove si possono vedere alcune antiche ghiacciaie per la conservazione degli alimenti, bene tutelato dal Ministero dei Beni Culturali. 

Prossima meta il Ponte della Barca, struttura ciclo-pedonale che sostituisce uno storico ‘passo’ del fiume Mella

Di una struttura fissa per il passaggio del corso d'acqua, si hanno notizie a partire dalla fine del '700. Si trattava di un'opera in legno che, durante una piena nel 1889 subì danni tali da ridurre il ponte a passaggio pedonale.

Nel 1892 il Comune di Ostiano affidava alla Società Nazionale delle Officine di Savigliano la realizzazione di un ponte in ferro con relative spalle in muratura ma nel 1925 uno dei piloni cedette costringendo il Comune chiudere il ponte, che venne smantellato nel 1935.  Solo nel 1999 fu costruito un nuovo ponte ciclopedonale che aprì nuovamente il passaggio verso interessanti itinerari. 

Passato il Ponte si entra a questo punto nella provincia di Cremona per chiudere il cammino a Ostiano, dove si possono vedere i resti del castello voluto nel 1519 da Ludovico II Gonzaga.

Ostiano è fine tappa del Sentiero Verde dell'Oglio ed é una località vicina a Canneto sull'Oglio, tappa del Cammino di Santa Giulia.