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Carnevale Candiese
Abbigliati in costume secentesco, gli abitanti del paese rappresenteranno la storia leggendaria di una giovane contadina del luogo, che durante la dominazione spagnola osò ribellarsi agli occupanti e venne condannata a morte. Rievoca un avvenimento storico accaduto nel Seicento e vi fonde elementi tipici dei culti agresti.
Il Carnevale di Candia Lomellina si prepara a vivere un’edizione destinata a segnare una svolta storica. Martedì Grasso, il 17 febbraio 2026, la comunità si ritroverà come sempre attorno alla figura simbolo della festa, la Bella Pierina, ma con un epilogo profondamente diverso rispetto a una tradizione che dura da oltre cinquant’anni.
Da mezzo secolo, infatti, il rogo della Bella Pierina in piazza San Carlo rappresenta il momento culminante del carnevale candiese: un rito collettivo, tra teatro popolare e memoria storica, capace di coinvolgere generazioni di cittadini. Quest’anno, però, il fantoccio non verrà bruciato.
La decisione è stata condivisa dall’Amministrazione comunale e dalla Biblioteca “Pietro Maggi”, in accordo con gli organizzatori della manifestazione, dopo un confronto che ha coinvolto maggioranza e opposizione. A motivare la scelta concorrono ragioni di sensibilità civile e sociale: dal ricordo della tragedia di Crans Montana, legata alle devastanti conseguenze degli incendi, fino alla volontà di proporre un messaggio forte a tutela della dignità della donna.
La serata manterrà comunque intatta la sua struttura più amata e partecipata. Alle 20.45 prenderà il via la tradizionale sfilata storica per le vie del paese: la Bella Pierina verrà simbolicamente “prelevata” dalla sua abitazione nel rione Peschiera e accompagnata in corteo fino a piazza San Carlo. Qui andrà in scena l’immancabile “processo”, curato dalla compagnia teatrale I Magatlòn, seguito dall’accensione del falò.
A cambiare sarà il significato del fuoco. Sul rogo non salirà il fantoccio dalle sembianze umane della maschera tradizionale, ma bruceranno alcuni contenitori simbolici che racchiudono le negatività dell’anno trascorso: guerre, sofferenze, crudeltà, violenze e femminicidi. Un gesto collettivo di purificazione e speranza, che trasforma il rito in un momento di riflessione condivisa.
Fondamentale, in questo percorso, sarà il coinvolgimento delle scuole locali. Gli alunni saranno chiamati a realizzare i contenitori e a scrivere i “cattivi pensieri” da affidare alle fiamme, diventando così protagonisti attivi di un carnevale che guarda al futuro e all’educazione civica delle nuove generazioni.
«Questo inizio d’anno – spiega il sindaco Antonio Brianta – è stato segnato da un’immane tragedia che ha colpito giovani ragazzi in una località di svago e spensieratezza, e che ancora oggi miete giovani vittime a causa delle conseguenze devastanti delle fiamme. Non possiamo dimenticare quanto accaduto a Crans Montana. Per questo, insieme agli organizzatori, abbiamo voluto mantenere viva l’usanza, ma in una forma nuova, nel rispetto delle vittime dei tragici eventi successi».
Alla scelta si aggiunge anche una riflessione sul ruolo femminile nella società contemporanea. «In una fase storica in cui il ruolo delle donne è sempre più centrale nella società e nelle istituzioni – prosegue Brianta – la decisione di non bruciare il fantoccio della giovane Pierina assume un valore simbolico importante: è un gesto che rompe la tradizione per esprimere rispetto e una chiara condanna dei femminicidi, una piaga ancora attuale. Candia vuole ribadire con forza che le donne devono essere libere di scegliere e decidere della propria vita».
Resta il mistero sull’epilogo della serata. «Ci sarà un finale inaspettato che scopriremo Martedì Grasso: non voglio anticipare la sorpresa», conclude il sindaco, lasciando spazio alla curiosità.
Come da tradizione, al termine della rappresentazione non mancheranno dolci tipici e bevande calde. In questa edizione saranno la dirigenza e i ragazzi dell’ASD Candia a occuparsi della distribuzione, partecipando anche alla sfilata con costumi seicenteschi che richiamano l’epoca in cui, secondo la leggenda, visse la Bella Pierina.
Figura a metà tra storia e racconto popolare, la Pierina affonda le sue radici in una narrazione risalente al Seicento e rilanciata mezzo secolo fa da Camillo Soldato, già segretario comunale e poi sindaco di Candia. Secondo la tradizione, la giovane, vissuta intorno al 1600 durante le guerre di successione del Monferrato, avrebbe fatto la spia per i piemontesi contro gli spagnoli, trovando la morte sul rogo nel 1617. Da allora, la sua storia è diventata parte integrante dell’identità carnevalesca candiese.
Nel 2026, quella stessa storia si rinnova: il fuoco non sarà più punizione simbolica, ma occasione per bruciare ciò che ferisce la comunità e accendere un messaggio di consapevolezza, memoria e rispetto.
La leggenda della Pierina si colloca nel periodo delle guerre di successione per il Monferrato. Nel 1614 il Marchese della Inoiosa, governatore di Milano, si fermò in Candia per preparare una spedizione contro il duca di Savoia di stanza a Vercelli. Il duca di Savoia, non volendosi sottomettere al re di Spagna, assalì Palestro, fece bruciare il ponte sul fiume Sesia presso la Villata, costringendo gli spagnoli a ritirarsi, essendo impossibilitati a ricevere provvigioni da Milano. Il principe Tommaso di Savoia, dopo avere saputo della partenza degli spagnoli, attaccava Candia ponendola a ferro e fuoco per poi fare ritorno a Vercelli.
("Storie dei comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina" di Romano Bergamo - ed. EMI)