Intervista a Philippe Daverio

I luoghi del cuore di un ambassador d'eccezione

I luoghi del cuore di un ambassador d'eccezione

"Il mio luogo del cuore in Lombardia.? Non ne ho uno… anzi, sì: è Milano": Philippe Daverio, tra i più competenti e amati critici d'arte italiani, è felicemente sorpreso di essere interpellato sulle bellezze e le attrattive turistiche della Lombardia: "Sì, non è facile parlarne, noi tutti quando pensiamo alla Lombardia pensiamo…che so, alle autostrade intorno a Milano. Dovremmo pensare invece ai laghi prealpini, dal Maggiore alle sponde del Garda, alle ville che sono sui laghi e fra i laghi, a una città d'arte stupenda come Mantova, alla piazza più straordinaria dal punto di vista dell'architettura quattrocentesca in Italia che è quella di Cremona, a un'altra piazza meravigliosa, a Vigevano…"


Professore, andiamo con ordine: qual è, a suo avviso, l'identità turistica della Lombardia?

"A mio avviso la sta cercando, questa identità. Mi piacerebbe che si facesse un lavoro più approfondito su quest'identità, perché effettivamente Lombardia vuol dire tante cose diverse".


Ce le illustri, per favore

"Mah, volentieri ma rischiamo l'effetto-elenco!".


Rischiamolo!

"Per esempio la Lombardia significa 15 formidabili teatri d'opera. Significa la Brescia romana, le grandi ville neoclassiche, il Duomo di Milano, la Certosa di Pavia, il Sacro Monte di Varese. E tante altre cose che i più neanche s'immaginano!".


Allora facciamogliele immaginare…

"Penso, ad esempio, a quella straordinaria testimonianza della proto-architettura romanica, di una bellezza enorme, che è la chiesa tonda di Matilde di Canossa a Mantova, che trova un parallelo nel Battistero di Brescia. Ma penso anche alle ultime tracce degli influssi bizantini a Castelseprio o all'Eremo di Santa Caterina del Sasso sul Lago Maggiore, che sembra un monastero greco. Ecco: la navigazione sui laghi, che oggi sembra totalmente fuori moda, potrebbe essere rilanciata alla grande".


E la pittura?

"Ci sono pezzi stupendi, ma la pittura è l'unico ambito nel quale vantiamo meno gemme… almeno nel confronto con Roma, Firenze o Venezia. Ma si spiega: nel ‘500 la Lombardia diventa, mi lasci dire, un pezzo della Spagna e poi dell'Austria".


E quindi?

"Quindi, tanta creatività defluisce a favore delle capitali remote e da noi fioriscono più le case, le ville, i palazzi che le opere create per il pubblico".


Anche questo è patrimonio, non le pare?

"Certo, ma quando da bambino esploravo il Varesotto con la mia famiglia, ammiravo un mondo che è tramontato, con le ville dell'aristocrazia molto diminuite. Tanto che quelle rimanenti andrebbero secondo me poste sotto tutela. I loro proprietari, eredi dei fondatori, non sempre hanno avuto la sensibilità o la capacità di tutelare alcune tradizioni".


Il suo "luogo del cuore" in Lombardia è dunque Milano, come ci diceva?

"Sì, abito in pieno centro storico. Pensi che poco distante sto seguendo da un anno i restauri degli appartamenti della figlia del Manzoni, moglie di Massimo D'Azeglio, stiamo recuperando soffitti e pavimenti, bellissimi".


Bellissimi e di solito poco noti, come genere. Perché?

"Perché Milano è una città che non si fa vedere: non essendo stata capitale dopo la caduta del Ducato ha preso l'abitudine di esistere più all'interno che sulle facciate, il che è l'opposto delle città che hanno svolto funzioni di capitali, come Firenze ma anche Genova, dove si usavano i palazzi privati per adibirli a sedi di ambasciate. Molti palazzi storici milanesi hanno ad esempio giardini interni meravigliosi, non visibili dal pubblico!".


E Pavia?

"Pavia è una citta dimenticata, affascinantissima, proprio oggi ne ho parlato a lungo in un convegno. Ma che dire di Monza? Per fortuna che è stata ben restaurata la Villa. Consideri che dall'assassinio del Re in poi, quindi dal 1900, la Villa di Monza e il Palazzo Reale di Milano, insomma le due regge dei Savoia in Lombardia, sono state dimenticate perché i regnanti facevano gli scongiuri quando pensavano di uscire dal loro ambito. E così le nostre due regge furono abbandonate a sé stesse, cominciarono ad essere svuotate di mobili, in molti casi trasferiti al Quirinale. E con esse, una parte della Lombardia ha vissuto una sorta di damnatio memoriae, e mi viene in mente anche l'allegria e la superficialità speculativa con cui furono chiusi i navigli, o demolite le mura spagnole in Porta Romana…".


E lei pensa che oggi potremmo recuperare tutto ciò?

"Penso di sì, che possa esserci anche un recupero di quel che nei decenni è stato come accantonato, vedo che quando lo si fa la risposta dei cittadini e dei turisti è buona".


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