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    <name>Badia di San Gemolo in Ganna</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Badia di San Gemolo in Ganna has served as a major road junction, a safe haven for pilgrims, a sysclasstic administrative seat and a centre for communications with Ticino during the Middle Ages.  Benedictine monks were responsible for landscaping the site: cleaning up swampland, channelling the water in the Lago di Ganna, as well as cultivating woodland and, eventually, the newly-obtained land. The church dates to between 1100 and 1125, but it was only consecrated in 1160. </desc_en>
    <desc>La Badia di San Gemolo in Ganna fu un importante snodo viario, rifugio sicuro per i pellegrini, efficiente sede di governo e punto di comunicazione con il Ticino durante il Medioevo.  I monaci benedettini si occuparono dell'attività di bonifica del territorio: risanando paludi, convogliando le acque nel Lago di Ganna, coltivando terreni boschivi e passando a coltivazione i nuovi terreni ottenuti. La chiesa risale al 1100-1125, ma venne consacrata solo nel 1160. </desc>
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<wpt lat="45.860094" lon="8.793142">
    <name>Sacro Monte di Varese</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Sacro Monte di Varese (''Sacred Mount of Varese'') is a devotional complex built on Mount Velate between 1604 and 1698. Its purpose was to promote Catholic doctrine among the locals in the face of the rapidly spreading Protestant Reformation. The pilgrim route consists of a 2-kilometre Via Sacra (''Sacred Way''), with 14 chapels that highlight and inspire meditation on the mysteries of the Holy Rosary, culminating in the Santuario di Santa Maria del Monte (''Shrine of St. Mary of the Mount''), the 15th chapel. The sacred mount is one of the nine Sacri Monti di Piemonte e Lombardia (''Sacred Mounts of Piedmont and Lombardy'') which UNESCO named World Heritage Sites in 2003.</desc_en>
    <desc>Il Sacro Monte di Varese è un complesso devozionale eretto sul monte di Velate fra 1604 e 1698, quale opera di evangelizzazione popolare tesa a celebrare i dogmi della chiesa cattolica contro il dilagare della riforma protestante. L'itinerario per i pellegrini si compone di una Via Sacra lunga circa 2 chilometri con 14 cappelle che illustrano e invitano alla meditazione sui misteri del Santo Rosario e si conclude nel Santuario di Santa Maria del Monte che funge da quindicesima cappella. Il Sacro Monte appartiene al gruppo dei nove Sacri Monti di Piemonte e  Lombardia inseriti nel 2003 dall'UNESCO nei patrimoni mondiali dell'umanità.</desc>
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<wpt lat="45.858952" lon="8.793828">
    <name>Casa museo Pogliaghi </name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Casa Museo Lodovico Pogliaghi is located at the end of the Sacro Monte di Varese chapel route. While undertaking restoration work on the chapels, Lodovico Pogliaghi fell in love with the area's tranquillity and beauty. In 1885, he decided to purchase some land in order to build a villa, which he would work on for the rest of his life. The residence was designed to be a museum and workshop for gathering, analysing and exhibiting his collections. </desc_en>
    <desc>La Casa Museo Lodovico Pogliaghi è situato al termine del viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese. Lavorando al restauro delle cappelle, Lodovico Pogliaghi rimase stregato dalla tranquillità e dalla bellezza di questi luoghi. A partire dal 1885 decise di acquistare dei terreni sui quali costruire la villa alla quale lavorò fino alla morte. Concepì l'abitazione come un laboratorio-museo dedicato al ritiro, allo studio e all'esposizione del frutto della sua passione collezionistica. </desc>
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<wpt lat="45.83334" lon="8.73437">
    <name>Chiostro di Voltorre</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>In the Middle Ages, the Chiostro di Voltorre was the heart of a thriving monastic complex. It served as a toe hold in the Alpine foothills for the Benedictine reforms promoted by William of Volpiano, founder of the powerful Abbey of Fruttuaria, which Voltorre depended on in the 12th century. What remains of the foundations of the two apses, dating from the 5th and 6th centuries, were discovered during a recent archaeological dig. The late-11th-century Romanesque church was erected on top of their ruins. The cloister has been totally renovated and is currently used for cultural events and exhibitions focusing on its history and contemporary art.</desc_en>
    <desc>Nel Medioevo il Chiostro di Voltorre era il cuore di un complesso monastico fiorente, avamposto nelle Prealpi della riforma benedettina promossa da Guglielmo da Volpiano, fondatore della potente Abbazia di Fruttuaria, da cui Voltorre dipendeva nel XII secolo. Una recente campagna archeologica ha infatti individuato quanto resta delle fondamenta di due absidi, databili rispettivamente al V e VI secolo, sulle cui rovine fu edificata la chiesa romanica, risalente alla fine dell'XI secolo.</desc>
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<wpt lat="45.863207" lon="8.78041">
    <name>Grand Hotel del Campo dei Fiori</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>During the Belle Époque, Varese was living through the years of the holiday resort and preparing to welcome guests into luxurious facilities such as the Grand Hotel Campo dei Fiori. The hotel was commissioned by the Società Anonima Grandi Alberghi Varesini, who opened it at its site on Monte Tre Croci in 1912.  Its heritage is evident in its over 150 rooms, stunning views and spaces that hark back to its glory days. First a hotel, then a hospital, before being converted back into a hotel once more, it proved unable to keep up with the times and closed in 1968, before opening to the public again in 2017.</desc_en>
    <desc>Nella Belle Époque Varese vive gli anni della villeggiatura preparandosi ad accogliere i visitatori con lussuose strutture come il Grand Hotel Campo dei Fiori, aperto al pubblico nel 1912 dalla Società Anonima Grandi Alberghi Varesini che ne commissiona la costruzione sul Monte Tre Croci. La storia del Grand Hotel si districa tra oltre 150 stanze, vedute mozzafiato e ambienti capaci di raccontare il fasto che fu. Da hotel a ospedale, e poi di nuovo albergo, incapace però di resistere al cambiamento dei tempi e chiuso nel 1968, è stato riaperto al pubblico nel 2017.</desc>
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<wpt lat="45.8606" lon="8.79197">
    <name>Museo Baroffio</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>Museo Baroffio is an artistic treasure trove where old and new collide. In addition to the Santuario di S. Maria del Monte's extraordinary historic and artistic collection, here you can discover a number of paintings by Giuseppe Baroffio Dall'Aglio as well as the 20th-century art section. Its simple façade, fronted by a terrace overlooking one of Lombardy's most stunning views, is split across three floors. 20th-century rooms juxtapose the ancient spaces beneath the shrine, which are adorned with remnants of 15th-century frescoes.</desc_en>
    <desc>Il Museo Baroffio è uno scrigno d'arte dal sapore insieme antico e nuovo. Alla straordinaria collezione storico-artistica del Santuario di S. Maria del Monte, si uniscono la raccolta di dipinti di Giuseppe Baroffio Dall'Aglio e una sezione d'arte del Novecento. La semplice facciata, preceduta da un terrazzo che offre uno dei più bei panorami di Lombardia, si articola su 3 piani: le sale novecentesche si alternano alle antiche stanze che corrono sotto al Santuario, con resti di affreschi quattrocenteschi. </desc>
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<wpt lat="45.84902" lon="8.8243">
    <name>Villa Magnani</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>Villa Magnani was designed in 1903 by Ulisse Stacchini for Angelo Magnani, who succeeded Angelo Poretti in running the factory. The sculpted female visages on the outside of the building, framed by flowers, are particularly striking. Inside, stucco and wall paintings echo the colours of the nearby brewery. The windowed turret was built between the two World Wars to cover what was formerly the terrace. Villa Magnani is now home to the well-known pub, La Casa di Angelo.</desc_en>
    <desc>Villa Magnani venne progettata nel 1903 da Ulisse Stacchini per Angelo Magnani, il successore di Angelo Poretti alla guida della fabbrica. Notevoli sono, all'esterno, gli elementi decorativi plastici a sfondo naturalistico: sculture dal volto femminile e cornici floreali. All'interno stucchi e dipinti murali riprendono i colori della vicina fabbrica di birra. La torretta vetrata è stata edificata fra le due guerre, coprendo la preesistente terrazza. Oggi, Villa Magnani ospita il prestigioso pub La Casa di Angelo.</desc>
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<wpt lat="45.8718" lon="8.8044">
    <name>Villaggio Cagnola</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>In the early 1900s, Albino Cagnola expanded his Art Nouveau villa. In 1938, his brother donated it to the Municipality of Milan on condition that it be used for health and social purposes. The area was used as a resting place for war casualties. In 1952, it became a boarding school where orphans were provided with an innovative form of secular education.  The complex was gradually abandoned until 2003, when Parco Campo dei Fiori acquired it and turned it into a multi-purpose environmental awareness, outdoor activity and educational centre. Villaggio Cagnola is also home to the GEV (''Voluntary Ecological Guards'') headquarters and an Adventure Park, with four itineraries that lead you from tree to tree. 	</desc_en>
    <desc>Agli inizi del '900 Albino Cagnola ampliò la villa liberty presente nel suo terreno. Nel 1938 fu donata dal fratello al Comune di Milano, vincolandola affinchè fosse destinata a scopi sociali o sanitari. L'area divenne luogo di riposo per i mutilati di guerra e nel 1952 divenne un convitto che accoglieva orfani educati secondo un'innovativa prospettiva laica. Il complesso vide un graduale abbandono fino al 2003 quando il Parco Campo dei Fiori lo acquistò e lo trasformò in un Centro Polifunzionale dedicato alla divulgazione, educazione ambientale e esperienze outdoor. All'interno del Villaggio Cagnola si trovano anche la sede delle GEV e l'Adventure Park, con 4 percorsi studiati per ''camminare'' tra le chiome degli alberi. </desc>
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<wpt lat="45.8287" lon="8.7785">
    <name>Chiesa di Sant'Eusebio</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Chiesa di Sant'Eusebio in Casciago is a Romanesque church with Medieval origins, dedicated to Bishop Eusebius of Vercelli. The earliest mention of this sacred building dates back to the late 11th century. In later centuries, pastoral visits (such as that of Charles Borromeo in 1574) highlighted the church's poor state and need for renovations. Improvements began in the 1600s and were completed in the 18th century, when half pilasters were added to the façade. It served as the parish church until the Chiesa dei Santi Agostino e Monica was opened in 1938. It is worth noting the external stone bell tower, which is separate from the church and vertically accentuated by lancet windows.</desc_en>
    <desc>La chiesa di Sant'Eusebio si trova a Casciago ed è una chiesa romanica di origine medioevale dedicata alla memoria del vescovo Eusebio da Vercelli. Le prime notizie su questo edificio sacro risalgono alla seconda metà dell'XI secolo. Nei secoli successivi, testimoniato dalle varie visite pastorali tra cui quella di S. Carlo Borromeo nel 1574, si rileva il cattivo stato di conservazione e la necessità di lavori, che vennero realizzati a partire dal XVII secolo e che si conclusero nel Settecento con la decorazione a lesene della facciata. Fu chiesa parrocchiale fino all'inaugurazione della chiesa dei Santi Agostino e Monica nel 1938. Degno di nota il campanile esterno in pietra, separato dalla chiesa e scandito verticalmente da monofore.</desc>
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<wpt lat="45.757781" lon="8.864699">
    <name>Complesso della Collegiata</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>Dating to the late Roman era, the Complesso della Collegiata was remodelled at the behest of Cardinal Branda Castiglioni between 1421 and 1441, according to the Renaissance ''Ideal City'' concept. A lover of the arts, great diplomat, confidant to several popes as well as to Emperor Sigismund of Hungary, Castiglioni was one of the most eminent men of his day. It stands on the site of the historic Castiglione castle, whose ancient door is still visible. The ensemble of frescoes by Masolino in the Baptistery makes the chapel one of the artistic pinnacles of the early Italian Renaissance.</desc_en>
    <desc>Di origine tardoromana, il Complesso della Collegiata fu riplasmato tra 1421 e 1441 secondo il modello delle città ideali del Rinascimento, per volere del cardinale Branda Castiglioni, uno degli uomini più insigni della sua epoca, cultore delle arti e grande diplomatico, uomo di fiducia di diversi papi e dell'Imperatore Sigismondo di Ungheria. La Collegiata sorge sul sito dell'antico castello di Castiglione, di cui è ancora visibile l'antico portale di ingresso. ll ciclo affrescato da Masolino nel Battistero, rende la cappella una delle vette artistiche del primo Rinascimento italiano.</desc>
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<wpt lat="45.6919925" lon="8.873686372">
    <name>Monastero dell'Assunta</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Monastero dell'Assunta was built in an area frequented since Roman times, where recent excavations have uncovered the remains of an agricultural production complex. In late antiquity, a necropolis with tombs and funerary buildings was installed, later joined by a small church. Adjacent to it, the first nucleus of the monastic community was built in the Lombard era. This was one of the first monastic settlements in the area, which remained under the ownership of the Bishop of Pavia for centuries.  </desc_en>
    <desc>Il Monastero dell'Assunta fu edificato in un area frequentata sin dall'epoca romana, dove recenti scavi hanno portato alla luce i resti di un complesso agricolo-produttivo. In età tardoantica si impiantò una necropoli con tombe ed edifici funerari, cui si unì in seguito una piccola chiesa. Accanto ad essa sorse in epoca longobarda il primo nucleo della comunità monastica. Fu uno dei primi insediamenti monastici del territorio, che rimase nei secoli incluso nei possedimenti del vescovo di Pavia. </desc>
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<wpt lat="45.729584" lon="8.863491">
    <name>Monastero di Torba </name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Monastero di Torba is a Lombardic historical structure, now part of an archaeological site with UNESCO World Heritage status. It is surrounded by nature and structured around an imposing, internally frescoed tower.</desc_en>
    <desc>Il Monastero di Torba è un complesso monumentale longobardo, oggi parte di un parco archeologico dichiarato Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, immerso nella natura e raccolto attorno a un'imponente torre con interni affrescati.</desc>
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<wpt lat="45.733961" lon="8.907474">
    <name>Seminario Vescovile</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>In Venegono Inferiore, Cardinal Schuster wanted to build a Seminary on top of a hill where future Ambrosian priests would be able to study in a focused, meditative environment. The first stone was laid by Archbishop Tosi on 6th February 1928. The 64-metre-high tower that housed the Osservatorio di Fisica Terrestre (''Earth Physics Observatory'') from the 1930s for nearly half a century stands out among the buildings. </desc_en>
    <desc>A Venegono Inferiore in cima a una collina, il card. Schuster volle costruire un Seminario in cui i futuri preti ambrosiani potessero essere educati in un clima di concentrazione e raccoglimento. La prima pietra venne posta dall'arcivescovo Tosi il 6 febbraio 1928. Tra tutti gli edifici spicca la torre alta 64 metri che, a partire dagli anni Trenta e per quasi mezzo secolo, è stata sede dell'Osservatorio di Fisica Terrestre. </desc>
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<wpt lat="45.8004" lon="9.068">
    <name>Abitato di Pianvalle</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The Pianvalle settlement was discovered during a series of excavations starting in 1971. Remnants of drystone enclosures and dwelling places have been recovered. The site most likely began to be frequented in the Neo-Eneolithic age (evident from a number of rock etchings), while early evidence of the settlement can be dated to around the 8th and 9th centuries BC. The considerable density of the structures points to a proto-urban internal arrangement.</desc_en>
    <desc>L'abitato di Pianvalle venne riportato alla luce attraverso una serie di campagne di scavo iniziate nel 1971. L'area ha restituito tracce di abitazioni e di ambienti realizzati con murature in pietra a secco. La frequentazione del sito inizia molto probabilmente nel neo-eneolitico (attestata da alcune incisioni rupestri), mentre una prima fase dell'abitato è collocabile intorno al IX - VIII secolo a.C. La notevole densità di strutture evidenzia un'organizzazione interna di tipo proto-urbano.</desc>
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<wpt lat="45.802413" lon="9.062346">
    <name>Camera Carugo</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>Identified in the late 19th century, the Camera Carugo takes its name from the then landowner. A cut in the sandstone revealed the floor, two walls at a right angle (reaching a maximum height of 2.40 metres), and the base of a third wall, just a few centimetres high. As with the other rock chambers, it is believed that the other portion of the elevation was made with perishable materials, such as wood and clay.</desc_en>
    <desc>Individuata nella seconda metà dell'Ottocento, la CAMERA CARUGO deriva il suo nome dall'allora proprietario del terreno. Mediante un taglio nell'arenaria furono ricavati il pavimento, due pareti ad angolo retto dell'altezza massima di 2,40 m e la base di una terza parete alta pochi centimetri. Come per le altre Camere in Roccia, si ipotizza che la parte restante dell'alzato fosse realizzata in materiali deperibili, quali legno e argilla.</desc>
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<wpt lat="45.803119" lon="9.0601441">
    <name>Camera Grande</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The rock chambers provide the oldest evidence of human occupancy in the area. These rectangular structures, dug into two or three sides of rock, featured raised wooden and clay floors and roofs supported by poles. The clearest example is Camera Grande, with a roughly 8 x 5-metre rectangular base and three sharply descending walls reaching a maximum height of 3.15 metres.</desc_en>
    <desc>Le Camere in roccia rappresentano i più antichi resti di abitazione dell'area. Si tratta di strutture rettangolari, scavate nella roccia su due o tre lati, con un piano rialzato in legno e in argilla e la copertura sorretta da pali. La più evidente è la Camera Grande con base rettangolare di 8 metri per 5 circa, tre pareti scavate a picco con un'altezza massima di 3,15 metri.</desc>
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<wpt lat="45.802355" lon="9.063499">
    <name>Camera Ovale</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>This structure is traditionally known as the Camera Ovale. The name comes from an inaccurate understanding of its purpose at the time of its discovery. The word camera is currently used to describe a specific type of dwelling dug out of rock. However, it has now been proven that this space was not used for living purposes.</desc_en>
    <desc>Il nome CAMERA OVALE, con cui è tradizionalmente nota questa struttura, deriva dall'interpretazione sul suo uso data al momento del ritrovamento, che è oggi ritenuta errata. Attualmente si definisce camera un particolare tipo di abitazione scavata nella roccia, mentre si ritiene ormai certo che questo vano non avesse destinazione residenziale. </desc>
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<wpt lat="45.798773" lon="9.0716467">
    <name>Capanna Didattica protostorica</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>The didactic hut contains a retrospective exhibition of the main techniques used to build different types of dwellings in pre-Roman Como in the 4th-5th centuries BC. The hypothetical reconstructions on show are based on information from archaeological digs, historic sources and discussions amongst ethnographers. The building plan is based on a study of hut foundations which were excavated in the area.</desc_en>
    <desc>La Capanna didattica è un'esposizione antologica delle principali tecniche edilizie utilizzate per la costruzione dei vari tipi di abitazione nella Como preromana del V-IV secolo a.C. Le ipotesi ricostruttive che vengono presentate si basano su informazioni tratte da scavi archeologici, da fonti storiche e da confronti di tipo etnografico. La planimetria dell'edificio è basata sullo studio di fondazioni di capanne scavate in zona. </desc>
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<wpt lat="45.8027076" lon="9.064434">
    <name>Fonte della Mojenca</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>Fonte della Mojenca is a tunnel structure covering a spring water course, supported by lateral drystone walls made from large slabs and blocks of Gonfolite sandstone and granite. Worthy of note is the top covering made from large, heavy slabs of sandstone and granite.</desc_en>
    <desc>La Fonte della Mojenca è una struttura con percorso in galleria che ricopre il corso d'acqua sorgiva; a sostegno della struttura vi sono murature laterali a secco realizzate con grossi lastre e blocchi di arenaria gonfolitica e granito; degna di nota è la copertura superiore con lastre di arenaria e granitoidi di ampie dimensioni e peso.</desc>
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<wpt lat="45.813" lon="9.03316">
    <name>Villa Imbonati</name>
    <class>Abitare nella storia</class>
    <desc_en>Villa Imbonati was built between 1656 and 1657 by wealthy businessman Carlo Antonio Imbonati for his marriage to Como-born Giulia Odescalchi, who was cousin of the future Pope Innocent XI. The villa has been frequented by writers and scholars. Alessandro Manzoni most likely stayed here. In 1805 he dedicated the opera In morte di Carlo Imbonati to the owner, a friend of his mother. The rooms and wall paintings are Baroque, Rococo and Neoclassical in style.</desc_en>
    <desc>Villa Imbonati venne costruita tra il 1656 e 1657 da Carlo Antonio Imbonati, ricco uomo d'affari, per le sue nozze con la comasca Giulia Odescalchi, cugina del futuro Papa Innocenzo XI. Dalla villa passarono scrittori ed eruditi. Alessandro Manzoni, probabilmente vi soggiornò e nel 1805 dedicò la lirica ''In morte di Carlo Imbonati'' al proprietario, amico di sua mamma. Lo stile delle sale e dei dipinti murari rispecchia il gusto Barocco, Rococò e Neoclassico.</desc>
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