Intervista a Deborah Compagnoni

I luoghi del cuore di un'ambassador d'eccezione

I luoghi del cuore di un'ambassador d'eccezione

Deborah Compagnoni è una leggenda dello sci. Lombarda di Bormio, primo – e finora unico – campione sportivo italiano (non solo donna!) a vincere una medaglia d'oro in tre Olimpiadi consecutive, oggi vive con la famiglia a Treviso. Dove, certo, si trova bene ma… sempre con un pizzico di nostalgia verso la sua Lombardia.


Deborah, innanzitutto: che effetto le fa vivere fuori dalla Lombardia?

Devo dire che mi manca molto la mia terra. Mi lega ad essa un senso forte di appartenenza, tanto che ora, quando sento un accento o un'inflessione lombarda in Veneto, mi viene spontaneo sorridere, mi fa piacere.



E allora riavvolgiamo il nastro di questo rapporto speciale: ci sarebbe Deborah Compagnoni, l'atleta per antonomasia dello sci italiano femminile, senza la Lombardia?

Non mi piace parlare per "se". Anche quando mi sono infortunata, molti dicevano "pensa che carriera avresti avuto se non ti fossi fatta male". Io invece pensavo che proprio grazie agli infortuni avevo avuto una maggiore attenzione in gara, una prudenza che si è rivelata utile. Però è innegabile: c'è un legame fortissimo con la Lombardia perché racchiude in sé molti aspetti fondamentali per la mia vita: è il luogo in cui sono nata, rappresenta la storia della mia famiglia, ha disegnato quelle piste che, bambina, mi hanno visto inforcare gli sci per la prima volta.


Un legame quasi "familiare" con la regione…

Sì, la Lombardia è molto simile alla mia famiglia. Di origini semplici, con una grande forza e convinzione nei propri mezzi. E poi quelle montagne, che ogni volta che vedo mi rasserenano il cuore.


E veniamo al tema cruciale per il domani del nostro territorio: dal punto di vista del turismo, una campionessa qual è lei come giudica le piste lombarde e l'offerta lombarda?

Le località sciistiche della nostra regione sono meravigliose, così come le piste. Forse bisogna far capire, una volta per tutte, che la Lombardia non è soltanto una regione in cui si lavora sodo e in cui ci sono grandi fabbriche e industrie, ma è anche un luogo magico: offre laghi, montagne, vallate meravigliose. Che cosa chiedere di più? E non mi meraviglio affatto che le nostre bellezze siano sempre più gettonate dal turismo...


E la pista del cuore di Deborah Compagnoni qual è?

È la prima pista su cui ho infilato gli sci, a Santa Caterina, quando ero ancora bambina. Erano i campetti di allenamento dello sci club, non una pista complicata. Ma è lì che ho molti dei miei ricordi più belli.


Le hanno anche intitolato una pista…

Sì, a Santa Caterina Valfurva c'è una variante di una pista già esistente che porta il mio nome. Me l'hanno intitolata che già avevo smesso di gareggiare. Ma è diventata una pista importante, oggi si corre una prova di discesa libera maschile.

Quindi: affezionata alla sua terra, estimatrice delle piste lombarde, visitatrice gratificata dei tanti luoghi belli della regione. Ma a sua volta la Lombardia l'ama molto: al punto da averla insignita della "Rosa Camuna", il riconoscimento regionale più prestigioso…

Sì, è vero. Devo dire che la Valtellina non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio, così come la provincia di Sondrio. Fin da quando ho iniziato a gareggiare ho sempre potuto contare sul loro sostegno e sulla loro "sponsorizzazione". D'altronde, c'è questo senso di appartenenza forte che mi legava e mi lega alla Lombardia. Pensi che quando partivo per le gare, utilizzavo l'aeroporto di Milano. Già soltanto atterrare a Linate o Malpensa mi faceva sentire a casa e poi, a mano a mano che mi avvicinavo a Santa Caterina sentivo un senso di pienezza che mi riempiva. A Colico, che distava all'epoca quasi due ore e mezza da casa, mi sentivo "arrivata".


E poi i tifosi…

Sì, tantissimi, e ovviamente soprattutto in Lombardia. Per esempio, ho sempre avuto moltissimi sostenitori sia milanesi che della Brianza, perché molti di loro venivano a Santa Caterina e avevano visto con i loro occhi il legame tra me e il mio paese.


Passiamo quindi alla sua carriera agonistica: come è iniziato il suo straordinario percorso?

Fortunatamente non ho mai respirato quel clima esasperato che oggi invece circonda le gare anche dei più piccoli. Per me è stato un gioco, il mio approccio all'agonismo è stato costruito giorno dopo giorno, senza neanche che me ne accorgessi. A un certo punto, mi sono ritrovata nelle squadre nazionali giovanili senza aver mai vissuto la mia esperienza come se fosse un sacrificio.


A proposito di sport, ha mai pensato che uno dei suoi tre figli possa seguire le sue orme?

Inizialmente mi veniva quasi naturale portarli a sciare, poi, complice il fatto che viviamo in Veneto e che, di conseguenza, per andare sulle piste serve svegliarsi molto presto, ho preferito lasciar perdere. Mia figlia più grande ha fatto qualche gara, ma evidentemente non era la sua strada. E io non ho alcuna intenzione di forzarli a seguire il mio percorso.


È rimasta legata al mondo dello sport e dello sci in particolare?

Non dal punto di vista agonistico. Appena posso infilo gli sci, anche se quest'anno, complice la poca neve, ancora non l'ho fatto. Ma sono uscita totalmente dal circuito delle gare. Insomma, mantengo un ottimo rapporto con il mio sport, ma in via del tutto amatoriale.


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